Opera prima di Ezio Bellavia appassionato allevatore e cultore di Cardellini, questo meraviglioso fringillide parecchio diffuso anche nel nostro territorio ed oggetto di allevamento amatoriale. Ormai non si contano più le mutazioni che questo splendido uccellino ha subito nel corso di decenni di allevamento e selezione. Ezio affronta e si concentra in quella che fenotipicamente offre una polifenotipicità elevata. Infatti è molto difficile trovare una manifestazione omogenea a livello di localizzazione topografica. Ezio è socio dell'Associazione Ornotologica Trinacria e così come tutti noi è disponibile a colloqui e confronti presso la nostra sede per una migliore conoscenza di questi fenomeni ed una corretta selezione. Quanto presentato è il testo completo mentre le foto sono solo una piccola parte e non sempre disposte seguendo la sequenza coordinata con il testo. La versione cartacea, ordinata e completa la potrete acquistare online sul sito www.ilmiolibro.kataweb.it. Per tutti coloro che volessero visionarlo o consultarlo, una copia è disponibile presso la sede dell'Associazione. Buona lettura

G.Matranga                            

L'A.O.T. promuove la cultura dell'allevamento amatoriole attraverso lo scambio di soggetti nati esclusivamente in cattività da genitori a loro volta nati in cattivita. Diffonde l'amore ed il rispetto degli animali e del loro ambiente con la divulgazione di metodiche e tecniche adeguate al loro mantenimento e riproduzione in cattività E' pertanto contraria e rifiuta ogni forma di cattura di esemplari prelevati in natura e loro commercializzazione.

IL FANTASTICO MONDO DEI CARDELLINI

Osservazioni, ipotesi e teorie genetiche
di Ezio Bellavia


                                                                     
                                              


PREMESSA

Questo lavoro è il frutto di una vasta raccolta di topics relativi ai cardellini acianici e presenti su svariati forum specialistici del web, in primis AIntAC (Associazione Internazionale Allevatori Cardellini) e FEO (Federazione Europea Ornitofili), una sorta di review sull’acianismo. L’autore dunque ha sviluppato solamente un lavoro di ricerca di tali articoli che vengono discussi ed illustrati, anche mediante foto, da alcuni grandi allevatori di fringillidi, quali Gennaro Chianese, Alessandro Marseglia, Massimo Natale, Raffaele Esposito, Santolo Di Guida, Luca Annibali e Renato Gala, precursori della selezione mirata di cardellini, acianici in particolare. Tale pubblicazione, grazie alle varie ipotesi e teorie genetiche sull’acianismo, mira dunque a contribuire ad un sostanziale miglioramento della comprensione dei meccanismi che regolano tale particolare tipo di trasmissione ereditaria.


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CENNI SULL’ACIANISMO

Il fenomeno dell'acianismo è caratteristico di molte specie di uccelli, ed in particolare, in alcune è un fenomeno diffusissimo. Basti pensare a tutti i canarini lipocromici, che in realtà, sono dei melaninici che, per effetto della mutazione non esprimono le melanine sul piumaggio, ma i soli lipocromi. Nei fringillidi, invece è ancora un fenomeno molto raro.
L'acianismo agisce dunque sulle melanine azzerandole. La barra alare gialla è già priva di melanine per cui non viene interessata dalla mutazione. Discorso diverso, invece, per la mascherina, dove le piume che compongono la mascherina sono nere con apice rosso quindi sono a tutti gli effetti melaniche. Questo è il motivo per cui vengono intaccate. Ciò che resta ancora un mistero è perchè, nel cardellino, la zona della gola sia quasi sempre la prima ad essere interessata dall'acianismo. Questo caratteristica è presente anche negli ibridi, dove la progressione delle pezzatura segue più o meno lo stesso ordine che nel cardellino (A. Marseglia). Nel cardellino, la cosiddetta fava, rappresenta la prima macchia acianica, posizionata sempre nella zona del sottogola ed in cui avviene una demelanizzazione della mascherina rossa ovvero la perdita delle lamine apicali rosse tipiche della maschera con evidenziazione del colore bianco di fondo. La fava è dunque la prima manifestazione del fattore pezzatura, che si identifica con un ben preciso meccanismo genetico che va sotto il nome di “acianismo parziale” (detto anche “fattore pezzatura”) che determina la scomparsa di pigmento nelle zone melanizzate del mantello e dunque un fenotipo con zone depigmentate ad estensione variabile. Purtroppo i geni responsabili dell’acianismo non seguono le classiche leggi Mendeliane che regolano le comuni mutazioni d’allevamento, ma sono soggette ad un tipo di trasmissione ereditaria definita poligenica in cui ogni gene che interviene è responsabile di una piccola quota fenotipica. Si avrà così una trasmissione ereditaria di tipo “quantitativo” che può portare ad ottenere cardellini parzialmente o totalmente bianchi. Infatti lo stesso meccanismo ereditario, chiamato in causa nell’acianismo parziale, portato alla sua estremizzazione, è responsabile dell’acianismo totale, ossia della completa perdita di pigmenti melanici in cui il risultato fenotipico è un cardellino totalmente bianco con occhio nero (M.Natale).

 

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ACIANISMO O LEUCISMO ?


Recentemente si e’ discusso parecchio sul nome scientifico da assegnare a questa particolarità genetica ovvero se continuare ad identificarla col termine di “acianismo” o come più propriamente “leucismo”. Le anomalie di colorazione si suddividono infatti in due grandi categorie: se l’organismo di un esemplare produce le sostanze coloranti in quantità minori del solito avremo (a seconda di quanto piccola sia l’effettiva quantità di pigmenti prodotta) l’Isabellismo, il Leucismo o l’Albinismo; se, al contrario, vengono accumulate nelle penne troppe sostanze avremo (a seconda del tipo di pigmento in sovrappiù) il Melanismo o l’Eritrismo. A volte l’anomalia è uniforme su tutto il corpo, altre volte si presenta in chiazze sparse. Inoltre, le parti non ricoperte da piume (becco, zampe, occhi ed eventuali chiazze di pelle nuda) presentano le stesse aberrazioni mostrate dal piumaggio, in quanto contengono le medesime sostanze coloranti presenti nelle penne.

 

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Il leucismo (dal greco λευκοσ, leucos, bianco) è dovuto ad un gene recessivo, che conferisce un colore bianco alla pelliccia o al piumaggio di animali normalmente scuri, inoltre, che si presenti come parziale o totale, può essere paragonato ad una forma di albinismo incompleto, in quanto gli occhi restano sempre del loro colore normale, al contrario di quanto avviene negli albini. Differisce inoltre dall'albinismo poiché gli animali leucisti non sono sensibili al sole come lo sono invece quelli albini, al contrario, sarebbero anche leggermente più resistenti degli individui normalmente scuri, infatti il colore bianco avendo un'albedo (frazione di luce  che viene riflessa indietro in tutte le direzioni) elevata, consente una maggiore riflessione di radiazione incidente, e riduce il conseguente assorbimento di calore. La particolarità fenotipica più evidente degli uccelli leucistici è che, presentando in quantità tipiche tutti i pigmenti ad eccezione di quelli più scuri, i vari caratteristici "disegni" del piumaggio (striature, barrature, macchie scure, contrasti, ecc.) rimangono inalterati, anche se riprodotti da tinte anomale. Anche le parti nude si presentano come semplici versioni sbiadite dell’originale (S. Condemi). In conclusione, rispetto ai termini usati in ornicoltura, si ritiene che gli allevatori abbiano sviluppato, con i decenni, una terminologia tecnica molto più dettagliata (in tal caso appunto acianismo) per descrivere le mutazioni di quanto non abbia fatto la zoologia in generale. Basti pensare che, per gli zoologi, mutazioni come agata, bruno, isabella, lutino vengono tutte raggruppate sotto il termine generico di Leucismo. "Acianismo", dunque, indipendentemente dalla sua etimologia, (deriva dal greco alfa = privativo e kyniaticos = bluastro, e significa privo di melanine) è il termine tecnico già acquisito e universalmente utilizzato per descrivere ciò di cui stiamo parlando. (A. Marseglia).

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L’ACIANISMO…..questo sconosciuto.



L'acianismo è un fattore quantitativo, condizionato da un coefficiente di penetranza genetica. In poche parole, se esistessero dei soggetti recessivi, accoppiati in purezza dovrebbero dare tutti i figli recessivi e con caratteristiche simili a quelle dei genitori (fava piccola, unghie nere, niente sottopiuma bianco). Stesso discorso per i dominanti, un solo soggetto produrrebbe nell'arco della sua vita un numero abbastanza alto di figli come lui, quindi i pezzati dovrebbero essere molto più numerosi in natura di quanto non siano effettivamente. Il discorso sta tutto nella carica acianica di un dato ceppo, selezionato o creatosi spontaneamente in natura, all'interno di popolazioni stanziali e poco soggette a mescolarsi geneticamente con cardellini estranei. E questa carica, deve essere mantenuta con cura evitando il più possibile di "annacquarla" se non si vuole tornare indietro. Si dice che i fratelli posseggano lo stesso corredo genetico, ma in realtà questo se non inesatto è almeno improprio. Ogni figlio eredita metà del corredo genetico dei genitori, ma una cosa che spesso dimentichiamo (o ignoriamo) è che "metà" è inteso in senso quantitativo e non qualitativo. A meno che non si parli di gemelli omozogoti (partiti da un solo embrione divisosi successivamente in due), i fratelli ereditano caratteri non identici dello stesso corredo genetico, ecco perchè possono avere caratteristiche molto simili o molto differenti. Se selezionassimo solo quelli che presentano scarsi segni di un dato carattere (come l'acianismo), col tempo inevitabilmente i soggetti significativi da questo punto di vista diventerebbero sempre più rari all'interno del nostro ceppo. Per cui se io cedo un soggetto solo con unghie bianche, ad esempio, che però ha tutti i fratelli pezzati è probabile che produca alcuni pezzati anche accoppiato ad un ancestrale, ma il grosso dei suoi figli sarà a trasmissione più debole e "diluita". Tant'è vero che notoriamente il prezzo di tali soggetti è assai inferiore. In poche parole hanno ereditato certi fattori in quota minore dei fratelli e la trasmetteranno ancora diminuita ai loro figli, assecondando quel ritorno al fenotipo ancestrale che la natura richiede, ritenendolo il più adatto. La domanda che dobbiamo porci è perchè dei soggetti trasmettono queste caratteristiche alla prole (alcuni addirittura in modo migliorativo) ed altri no? A mio modesto avviso non si tratta tanto della presenza dei geni acianici in un dato soggetto, quanto della "penetranza", ossia la capacità degli stessi, di passare alla prole, che in determinati ceppi è assai maggiore. Partendo da questo "semplice" presupposto e dal fatto che i soggetti a forte penetranza sono ovviamente abbastanza rari (altrimenti i pezzati sarebbero molto più comuni di quanto effettivamente siano), mi sento di affermare che a parità di segni apprezzabili (ad esempio una normale "fava"), due soggetti possono dare risultati assai diversi se li accoppiamo ad uno stesso esemplare ancestrale. Uno di loro, potrà in fatti produrre un gran numero di ancestrali e qualche soggetto con caratteristiche inferiori alle proprie (fava meno estesa), mentre l'altro (apparentemente in modo inspiegabile) potrà produrre, con il medesimo compagno ancestrale dei soggetti in cui le zone acianiche sono uguali o anche molto più estese. Ovviamente il secondo rappresenta il tipo di animale con cui iniziare una determinata selezione (G. Chianese). Ricordiamoci che siamo di fronte a mutazioni multifattoriali e, spesso, ad aberrazioni non ereditarie. Negli accoppiamenti con gli ancestrali conta moltissimo, come detto prima, un fattore chiamato "penetranza" che varia da ceppo a ceppo, nonchè un altro chiamato "caso" o "fortuna": ad esempio, mi pare di aver letto che l’allevatore Franco Attanasio abbia ottenuto un bianco ad occhio nero da un solo genitore con piccola pezzatura. Questo ovviamente non autorizza a trarre la regola: favato per ancestrale = x % bianchi a occhio nero. Piuttosto si può affermare, dopo averlo testato, che questo o quel soggetto (o linee di sangue) hanno una maggiore o minore penetranza. Pensate anche, ad esempio, agli ibridatori che cercano da sempre le canarine lipocromiche (che altro non sono che bianche ad occhi neri) in grado di produrre ibridi molto pezzati o totalmente chiari: nessuno è in grado di stabilire a priori che prole darà questa o quella canarina. Però, una volta trovata empiricamente quella che produce gli ibridi più ricercati, è possibile fissare questa caratteristica in un ceppo di canarini con gli opportuni accoppiamenti in consanguineità. Personalmente credo che , nel cardellino, siamo ancora agli albori di questo tipo di selezione, in altre parole stiamo ancora testando i vari soggetti alla ricerca di quelli che trasmettono maggiormente per procedere, in futuro, alla fissazione delle loro caratteristiche. Allo stato attuale dell'arte, è impossibile trarre delle regole certe (A. Marseglia).



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SISTEMATICA ACIANICI
I cardellini acianici pongono l'allevatore di fronte ad una sfida esaltante. Ognuno di loro è un soggetto unico e particolare, ed in alcuni casi possono arrivare davvero alla spettacolarità, come dimostrano alcune delle foto qui di seguito inserite. In base all’estensione ed alla localizzazione della macchia acianica, possiamo cosi’ classificarli:

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FAVATI: seppure siano i meno rappresentativi degli acianici, non di rado possiedono quelle caratteristiche genetiche che possono determinare la comparsa di caratteri molto interessanti nella prole (specie se accoppiati tra loro). Allo scopo sarebbero da preferire i cardellini con ampie "fave" che interrompono del tutto la mascherina, come i soggetti delle foto che seguono. Unghia e sottopiuma bianco sono segnali "rafforzativi" di un eredità acianica dei favati.

   
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BAVETTATI: più accattivanti e pregevoli dei favati sono senza dubbio questi soggetti, in cui la percentuale acianica è presente in quota maggiore. La "fava" si estende a tutto il sottogola e può raggiungere il petto. Non sono rare remiganti bianche, così come unghia e sottopiuma. Accoppiati tra loro forniscono soggetti simili o migliorativi rispetto ai genitori. Con soggetti ancestrali possono produrre qualche esemplare bavettato, ma più spesso danno dei bei favati e degli ancestrali (possibili portatori di acianismo). Dall'unione con un favato i risultati dipenderanno in buona parte dal favato stesso e la prole, in genere sarà mista (favati, bavettati, "portatori").
  

SCIARPE BIANCHE: quanto detto per i bavettati, vale doppiamente per i cosiddetti "sciarpati", nei quali la bavetta si estende intorno al capo a formare una sorta di sciarpa bianca dall'effetto assai piacevole a vedersi.
   
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PEZZATI: i pezzati possono essere considerati come il punto di arrivo della selezione. La loro variabilità è espressa nelle foto che seguono. Accoppiati tra loro, in genere danno tutte le tipologie sopracitate. Tuttavia su base percentuale i pezzati al 70-80% sono sempre abbastanza esigui numericamente parlando. Infatti i pezzati costituiscono sempre una percentuale bassa sul totale dei novelli prodotti. In altre parole accoppiando due bellissimi pezzati i risultati spesso non sono migliorativi, nel senso che su una decina di piccoli prodotti la percentuale di soggetti pari ai genitori (o migliori degli stessi) rimane decisamente bassa, mentre verranno prodotti vari soggetti meno belli dei genitori. Questo spiega come mai i pezzati siano abbastanza rari e quindi molto stimolanti dal punto di vista della selezione.
 

PEZZATI & MUTAZIONI: molto particolare è l'effetto delle pezzature su alcune mutazioni.
      

BIANCHI OCCHI NERI: veri e propri "gioielli", anche se non possiedono (a mio modesto avviso) il fascino e l'originalità dei meno omogenei pezzati. In teoria accoppiati tra loro dovrebbero produrre nella totalità soggetti bianchi, mentre risultati di altri accoppiamenti tenderanno (sempre in teoria trattandosi di casistica troppo esigua) a dare soggetti intermedi in senso migliorativo rispetto al genitore meno acianico (G. Chianese).

 
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I SEGNI DISTINTIVI DELL’ACIANISMO

Ma come possiamo capire, allora, se un soggetto possiede i requisiti adatti? Il metodo migliore sarebbe provarlo, ma dobbiamo considerare che, agendo come una autosomica dominante, l'acianismo si trasmette ad entrambi i sessi, ma sempre in percentuale. Quindi, in teoria, prima di scartare un soggetto dovremmo aver potuto valutare almeno dieci figli ottenuti con la stessa compagna/compagno, cosa che con i cardellini può non essere sempre semplice. Oltretutto difficilmente l’allevatore cedente vorrà aspettare tanto per sapere se intendiamo acquistare un dato soggetto.
Dobbiamo quindi andare a cercare quei segni che possano indirizzarci ed aiutarci a definire "interessanti" quei soggetti della cui linea di sangue non sappiamo nulla. Ovviamente in ceppi stabilizzati diverrano molto meno necessari. In ceppi di acianici ben selezionati, ad esempio, tali segni possono apparire tutti insieme o singolarmente in soggetti delle stesse nidiate senza che la loro presenza o assenza faccia molta differenza dal punto di vista della validità genetica.
Ma tornando alla valutazione di un soggetto di cui non si possa risalire con certezza ai parentali vanno valutati in base a dei segnali indicativi:
•    Becco carnicino (ossia che non presenta la punta nera, ma mostra un colore avorio uniforme);
•    Ali con una o più penne, ma anche copritrici, bianche (cfr. foto)

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•    Unghie completamente bianche (non rosa o più chiare del normale): nei mutati lipocromici o nei WK, ovviamente, non fanno testo. (cfr. foto)

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•    Sottopiuma che deve essere bianco-neve, anche solo in piccole zone del petto e del ventre (cfr.foto)

•    Macchie bianche in distretti anomali (cfr.croce del soggetto in foto), tipo le varie "fave" nel sottogola.
                                     

E' ovvio che più tali segni sono presenti (più penne, più unghie, maggiori zone di sottopiuma), più il soggetto andrà preso in considerazione e che se tali segni compaiono tutti insieme in uno stesso soggetto, le possibilità che tale individuo abbia una notevole capacità di trasmissione aumenteranno in modo esponenziale.
Ovviamente se questi segni si presentano insieme, le probabilità che il soggetto trasmetta del bianco alla progenie aumenteranno in modo esponenziale.
Così come, in linea generale tenderanno a diminuire se lo accoppieremo ad un soggetto completamente ancestrale. E' logico che questi criteri devono esser usati quando vogliamo valutare un soggetto di cui non conosciamo la "storia" genetica, poichè se proviene da un ceppo la cui selezione è stata mirata alla produzione di soggetti pezzati, allora anche un singolo segno assumerà un importanza assai più significativa.
Sul discorso di soggetti perfettamante ancestrali, anche se figli e fratelli di pezzati e/o favati, sono e rimango alquanto scettico, pur non escludendo la possibilità che, se provengono da ceppi ad elevata trasmissione, possano trasmettere anche loro. L'acianismo dunque, in genere si rende visibile, nel senso che la prole di soggetti che trasmettono tale anomalia, se non mostrano alcun segno, non possono essere considerati portatori. Tuttavia alcune volte i segni dell'eredità acianica sono davvero minimi e non facilmente apprezzabili, per cui potrebbe accadere che una cardellina ritenuta normale, riaccoppiata con un soggetto favato o pezzato produca prole notevole, poiche’ (pur manifestandolo in modo quasi impercettibile) era essa stessa portatrice di questo tipo di geni. Ma nel caso di un soggetto assolutamente ancestrale (anche se figlio di genitori favati o pezzati) avremo solo prole normale o comunque con zone acianiche assai meno estese di quelle del genitore (G. Chianese). Il sottopiuma bianco, così come le unghie e la fava o qualsiasi macchia di un certo rilievo, indicano dunque che il soggetto è "portatore" di acianismo, ma tuttavia risulta arduo quantificare il numero di soggetti interessanti che può produrre, dal momento che in merito a questo (secondo la mia esperienza) entrano in gioco un paio di fattori variabili:
- la scelta del soggetto con cui verrà accoppiato, dato che ovviamente un partner ancestrale tenderà a mitigare i risultati, mentre un altro "portatore" o un soggetto pezzato, bavettato (ed in alcuni casi anche solo favato) aumenterà di molto le possibilità di produrre soggetti notevoli.
- il discorso delle percentuali. Dobbiamo tenere presente che l'acianismo si manifesta sempre in una certa percentuale di soggetti. Per cui (sempre in base ai geni di entrambi i genitori) potremmo ottenere prole assai disomogenea. Non di rado nello stesso nido si troveranno il soggetto "spettacolare", quello con dei buoni segni acìanici gli ancestrali "portatori" e addirittura dei soggetti fenotipicamente del tutto normali, che andranno testati in riproduzione. Addirittura in covate diverse della stessa coppia si potranno ottenere soggetti molto macchiati in una e ancestrali in quella successiva. Ovviamente tutti questi prodotti hanno il medesimo valore dal punto di vista selettivo, dal momento che condividono gli stessi geni. In definitiva possiamo dire che un soggetto dotato di buona "penetranza" a livello genetico, accoppiato con una femmina ancestrale dovrebbe (e sottolineo dovrebbe) poter produrre soggetti apprezzabili in ragione del 25-30%. Tuttavia in mancanza di soggetti selezionati a questo scopo (di cui non si possono conoscere i parentali o la linea di sangue) l'unica via rimane quella di testarli con più femmine per verificare il grado di trasmissibilità del carattere in oggetto (G. Chianese).
Tra i possessori di cardellini ed allevatori, capita talvolta di avere notizia su alcune possibili "viraggi" di colore del piumaggio, soprattutto della maschera e delle barre alari. La cosa più frequente è proprio il viraggio di colore della maschera che passa dal rosso all'arancio, al grigio e talvolta al nero così come anche le barre alari passano dal giallo al rosso, all'avorio al bianco ed in casi molto rari al grigio. Un altro avvenimento frequente è proprio l'acianismo della faccia del cardellino. Tali fenomeni, che appunto ho definito "viraggio" e non mutazione, nel 90% dei casi sono dovuti a cattiva alimentazione o sbagliato mantenimento in cattività. Ad esempio per l'errata esposizione alla luce o ad un fotoperiodo irregolare, che non permette l'assimilazione dei carotenoidi e degli altri pigmenti fotosensibili (N. Formisano).


MUTAZIONE DOMINANTE O RECESSIVA?

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L'acianismo è comandato da meccanismi genetici multifattoriali a carattere quantitativo e, forse, qualitativo. Ciò significa che non c'è un solo gene responsabile del fenomeno ma che esso dipende da più geni e dalla loro interazione. E' certamente possibile che da una coppia ancestrale nasca un favato, un po' come avviene nei canarini quando da una coppia di verdi nasce un figlio con qualche pezzatura. Evidentemente i genitori possedevano nel loro patrimonio genetico una quantità di geni responsabili dell'acianismo insufficiente al manifestarsi del fenomeno ma significativi una volta fusi nella prole. Personalmente ho più volte sperimentato come, dall'accoppiamento favato per ancestrale, si ottenga spesso prole ancestrale. Questo però non è sempre vero: ci sono soggetti favati i cui geni sembrano dotati di una maggiore "penetranza", in grado cioè di dominare, seppure parzialmente, sul fenotipo selvatico generando soggetti favati già in prima generazione. Il problema è: come riconoscere tali soggetti?
Un sistema sicuro è quello di provarli all'opera ma esistono senz'altro dei segni rivelatori come la presenza di una o più unghie depigmentate, piume o penne acianiche localizzate fuori dalla zona tipica della gola (es. sulla nuca o sulle ali) ecc. Ma ci sono anche soggetti, apparentemente poco appariscenti, senza nessuno di questi segni rivelatori, che hanno dimostrato una grande penetranza dei loro geni. A questo proposito citerei un cardellino ormai mitico nell'ambiente napoletano: questo soggetto, grande produttore di incardellati, presenta una piccola, quasi insignificante, favetta bianca eppure è in grado di generare, accoppiato a qualsiasi canarina (verdi, ardesia ecc.) ibridi estremamente pezzati. Infine vanno citati quei particolari soggetti favati in grado di generare, se accoppiati tra loro, prole completamente acianica. Resta da verificare se si tratta di una mutazione monogenica, diversa quindi da quella di cui ho parlato finora, oppure, come personalmente sono propenso a credere, sono soggetti appartenenti ad un ceppo di acianici a grande penetranza, selezionati in consanguineità, portatori di una quantità tale di geni dell'acianismo che, se accoppiati in purezza, riescono ad inibire completamente le melanine (A. Marseglia). Tale mutazione è dunque molto affascinante, specie quando si presenta in forma simmetrica su soggetti a fenotipo ancestrale e ancor più particolare su soggetti molto ossidati. C'è da dire però, che vengono raggruppati sotto la voce pezzati/acianici parziali/favati/gola bianca e qual si voglia, tutti i soggetti affetti da tale variante mutante, come se fosse una sola ed unica mutazione, cioè la dominante o semi dominante. Personalmente, avendo fatto diverse prove e continuando a farle su questa straordinaria mutazione, devo dire che parecchie volte, ho avuto a che fare con soggetti (il classico favato per intenderci, senza sotto piuma chiaro o bianco, o unghia bianche) che, accoppiati a partner ancestrali, non hanno generato prole a fenotipo pezzato, facendoli catalogare come soggetti affetti da aberrazione. Facendo la così detta prova del nove, le figlie femmine, (2 in questo singolo caso) accoppiate al padre favato, hanno dato soggetti favati, addirittura i così detti "sciarpati".In questo caso, sembra che si stia parlando di natura autosomica recessiva, non la conosciutissima dominante (anche se l'ipotesi più attendibile è la recessività, l'estensione della zona priva di colore, si è molto estesa rispetto al genitore favato "visibile"). Altro appunto che ho constatato sulla vera dominante, è spesso (almeno lo è stato in tutti i soggetti miei) rappresentato da un soggetto con sotto piuma bianco latte, a volte leggermente grigio, a questo si accompagna spesso, uno schiarimento del fungo pettorale, sia nei maschi che nelle femmine e, molto frequente e nei casi più marcati anche le unghia bianche e qualche "totale assenza" di colore più o meno estesa. Questi soggetti, sia maschi che femmine, hanno sempre generato prole con qualche segno particolare, addirittura, da un soggetto maschio, accoppiato ad un soggetto ancestrale 100% ho ottenuto 2 figli B O N (bianchi occhio nero), un maschio e una femmina, in due covate diverse. La cosa più interessante che ho notato però, è stato il maneggiare e scrutare attentamente i soggetti "apparentemente ancestrali" per accorgermi che, anch'essi hanno dei segni (unghia, puntino sul dorso, puntino nella maschera rossa, puntino nella maschera nera ecc) riconducibile all'acianismo. Questa mutazione, si presenta come dominante a tutti gli effetti, e non semi dominante come spesso è stata definita. Ho notato però, specialmente nei soggetti del primo esempio, quelli senza sottopiuma bianco e unghia bianche per intenderci, che quando si accoppiano pezzato "abbondante" x pezzato, molti embrioni muoiono prima di schiudersi e, quelli che nascono, ad "occhio" non sono il ritratto della salute (esami parassitologici effettuati, che escludono una probabile malattia in corso). Rimane il fatto, che questa stupenda ed affascinante variante X-BIRD, ancora è poco studiata e, spesso vengono fatti errori di accoppiamenti per poter stabilire l'effettiva trasmissione genetica ma, soprattutto la modalità di trasmissibilità. Se accadono errori di accoppiamenti, con soggetti di semplici (e soprattutto singoli) geni mutanti, per tante ragioni, (ad esempio il trovarsi in possesso di soggetti di cui non si conosce l'effettivo genotipo), è quasi scontato, arrivare ad "errori di interpretazione" e spesso, per abbreviare (purtroppo anche il settore commerciale spinge in questo senso) si accomuna verso una denominazione, come in questo caso, "dominante". Giustamente se in tale definizione, la prole generata dal soggetto affetto, non porta risultato, allora è affetto da aberrazione di piumaggio. Oltre a queste due varianti, mi è capitato di avere soggetti che generassero favati, senza averne alcuna caratteristica (una scarsa percentuale comunque); si potrebbe pensare dunque ad un'altra variante logicamente anch'essa accomunata nella "pezzata". Rimango fermamente convinto, che questa mutazione, è una delle più affascinanti, ed è la sola a poter creare il "soggetto unico" (L. Annibali). Ad oggi in ornitologia è stata accertata l’esistenza di un solo bianco recessivo “apparentemente” monocaratteriale che però interessa immancabilmente tutto l’animale e per di più unicamente la inibizione del solo lipocromo agendo sulla colorazione delle carni ed interessando tutto il piumaggio. E' evidente che quello che conosciamo per certo ovvero il "bianco recessivo" della canaricoltura non può essere evidentemente l'artefice dell'acianismo atteso che il bianco recessivo non intacca l'espressione delle melanine. Personalmente ritengo che i soggetti per così dire "portatori" di fatto portatori non sono ma a tutti gli effetti dei “mutati” ancorchè caratterizzati da una estrema variabilità di espressione. Si va da soggetti fasciati di bianco con fava ed evidente collare ad individui connotati da soltanto un puntino bianco quasi impercettibile e spesso sottostimato come una imperfezione della maschera. Proprio per questo assume una grande importanza l'osservazione delle parti cornee (zampe e unghie in primis) perché spesso queste ultime sono l'indizio più sicuro per accorgersi che un dato soggetto è "speciale". Ritengo anzi che tale caratteristica sia prioritaria nella individuazione del fattore in parola.
Tutti i soggetti che ho osservato personalmente e che hanno prodotto prole mutata immancabilmente presentavano decolorazione su zampe ed unghie magari parziale ma piuttosto evidente. Non a caso analoga situazione si è constatata nel più recente ciuffolotto bianco, anche in questo caso quelli che chiamano portatori hanno una evidente decolorazione della mandibola inferiore, guarda caso, proprio in zona “fava” e personalmente ci vedo molte analogie. Per di più l'acianismo, per quanto, mi rendo conto, possa affascinare nel cardellino, è piuttosto noto in canaricoltura infatti i classici canarini gialli e rossi detti lipocromici altro non sono che soggetti completamente acianici selezionati nel tempo dai nerobruni e le cui caratteristiche sono state “quasi del tutto fissate” da moltissimi anni. Prova ne è che spesso nei ceppi di gialli nasce qualche piccolo macchiato, retaggio atavico della struttura melanica del piumaggio. In un certo senso succede al lipocromici ti nascono alcuni macchiati (indesiderati), qui tra cardellini ad occhio magari perfettamente nero-bruni ti nascono soggetti con piccole macchie acianiche (questi invece estremamente graditi). Queste evidenze chiaramente empiriche danno tuttavia supporto ad una tesi che vedrebbe l’acianismo come espressione multifattoriale e quantitativa (ovvero che l’effetto fenotipico è fortemente influenzato da fattori esterni al carattere e quantitativamente si esprime con estrema variabilità in base alla interrelazione di diversi fattori). In relazione a quest’ultima tesi, infine, quello che trovo assolutamente interessante e, ad oggi, ancora in gran parte misterioso, è l'assoluta variabilità di questo fattore che non consente di determinarne a priori gli effetti selettivi; ho visto prole incredibilmente “fasciata” ottenuta da soggetti apparentemente poco interessati dal fenomeno e viceversa soggetti connotati da macchie assolutamente modeste nati da coppie marcatamente pezzate (R.Gala).
 

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