CLANDESTINI CON LE ALI

di Gianni Matranga

Foto di G. Matranga - Bruno Campolo ed altri

alt

Il Grifone (Gyps fulvus) specie endemica della Sicilia fino agli anni ’60 e reintrodotta e nidificante negli ultimi anni

La mia regione, la Sicilia, sa meglio di ogni altra in Italia cosa è stato e continua ad essere il fenomeno dell’immigrazione, nella maggior parte dei casi, aimè, clandestina. La sua causa è da ascrivere alla ricerca di una vita migliore ed alcune volta anche per le sfuggire alle tante guerre civili che sconvolgono costantemente il vicino continente Africano. Le cronache dei media sono piene di notizie di questi sbarchi clandestini sulle nostre coste e, da un po di tempo a questa parte, si stanno interessando anche di altri “intrusi”: gli Uccelli. Infatti, oltre al ripopolamento, fughe da allevamenti e dalla cattività in genere, si sta assistendo a ritorni di popolazioni di specie un tempo nidificanti ed altre addirittura mai presenti ma di recente acclimatamento. In Sicilia, proprio per la vicinanza con l’Africa, abbiamo sempre avuto una fauna diversa, insolita rispetto al resto della penisola; talmente insolita che molte specie, nell’immaginario collettivo, evocano territori esotici. Uno di questi è sicuramente l’Avvoltoio, personaggio di tanti documentari girati in Africa e che nella nostra Isola ha sempre dimorato fino agli anni ’60 e scomparso a causa dei bocconi di carne avvelenata che i pastori distribuivano con la convinzione, completamente falsa, che questi splendidi uccelli, che hanno una dieta fatta di carcasse di animali morti, potessero predare il loro gregge. Questo imponente animale ora risolca i cieli di Sicilia con una discreta popolazione, comunque sempre monitorata, a seguito di una sua reintroduzione avvenuta all’inizio degli anni 2000 nel territorio di Alcara li Fusi un piccolo paese posto sulle montagne dei Nebrodi all’interno dell’omonimo Parco, lo stesso che li vedeva protagonisti negli anni passati. Oggi oltre alla popolazione iniziale reintrodotta, sono stati avvistati altri individui provenienti dall’Africa, dalla penisola Iberica e Francia Pirenaica. Questi eventi dimostrano che quei siti fanno parte delle dimore storiche dei Grifoni e che questo continuo mescolarsi crea presupposti di scambi di patrimoni genetici con immissione di nuovo sangue. Una reintroduzione in natura di specie scomparse da un determinato territorio, non rappresenta mai una cosa agevole e semplice per molteplici cause, ma oggi, anche per una maggiore coscienza naturalistica ed ambientale, e soprattutto per un coinvolgimento diretto, nei vari progetti, delle popolazioni dei territori interessati, sembra che le cose stiano cambiando.

alt

Una immagine di Pollo sultano maschio dai colori iridescenti, ripresa tra i canneti della foce del fiume Simeto

Un’altro progetto di reintroduzione perfettamente riuscito è quello del Pollo sultano (Porphyrio porphyrio). Questo grande uccello dai colori iridescenti scomparso dalla Sicilia per quasi 50 anni, è tornato per la prima volta a nidificare nell’area occidentale dell’isola, e ha scelto la riserva naturale di “Lago Preola e Gorghi Tondi” affidata al WWF, delicato ambiente umido, offeso in passato dal degrado e minacciato su più fronti. Questa popolazione è con molta probabilità migrata dal primo sito di rilascio e nidificazione ormai consolidatosi all’interno delle Riserve naturali del Biviere di Gela, dell’Oasi del Simeto e delle Saline di Siracusa e Fiume Ciane. Un’altra interessante presenza è dovuta ad una colonia spontanea di Cicogna bianca (Ciconia ciconia), la più numerosa d’Italia e che secondo la Lipu, nell’ambito della sua attività di monitoraggio, è stato possibile osservare la nidificazione di circa 40 coppie, all’interno dell’IBA (Important Bird Area) della piana di Gela, accertando la nascita di 70 nuovi esemplari. I tralicci dell’alta tensione sono stati scelti come”Culle” preferite di questi volatili. Qualche lettore potrebbe stupirsi di questa nostra attenzione visto che in altre aree del nord questa presenza è frequente, ma alle nostre latitudini, è sicuramente un evento raro che conferma, insieme ad altri simili, fortunatamente, come le condizioni ambientali stiano lentamente mutando a favore dei pennuti e della ritrovata vivibilità del territorio.

alt

Coppia di Cicogne sul nido posto su un traliccio dell’ENEL

Sempre fra queste presenze foranee segnaliamo pure la scoperta di una cinquantina di nidi di Fenicottero. La scoperta, è stata effettuata durante una delle attività di studio degli uccelli selvatici e controlli antibracconaggio che i volontari delle due associazioni stanno effettuando in queste settimane. Gli unici casi di tentativo di nidificazione del fenicottero in Sicilia erano avvenuti tra il 2000 e il 2004 nella sola Riserva Orientata di Vendicari. Il fenicottero, specie particolarmente protetta, non nidifica soltanto nel periodo primaverile, ma anche nei mesi di ottobre e novembre, con la schiusa delle uova che, in alcuni casi, si protrae fino a dicembre inoltrato. Non si tratta dunque di anomalie, ma di un comportamento ben noto e documentato dal punto di vista scientifico. Anche questa permanenza con tentativo di nidificazione è un’ulteriore testimonianza di come l’assenza di attività venatoria unita alla presa di coscienza della gente sia l’unica strada che possa permettere il ritorno di specie una volta presenti od addirittura di nuova residenza.

alt

I Fenicotteri del Pantano Longarini

Un’altro dei grandi uccelli che hanno messo su casa e famiglia nel nostro territorio è l’Airone cenerino (Ardea cinerea). Questo grande trampoliere è molto comune ma non era sua abitudine nidificare in Sicilia, cosa che fa ormai abitualmente presso il Lago Pozzillo e alle foci del Fiume Simeto. Alcune coppie si sono innamorate anche di Ustica, l’isoletta vulcanica al largo delle coste palermitane, dove hanno messo su famiglia e cittadinanza. Evidentemente hanno fatto sosta li durante le migrazioni e, ritenendo l’Isola un territorio confacente, vi hanno nidificato con successo svezzando diversi piccoli che con molta probabilità anche loro si riprodurranno ad Ustica.

alt

Un gruppetto di Aironi cenerini appollaiati su rocce laviche dell’Isola di Ustica

Anche la Tortora dal collare (Streptopelia decaocto) ha messo radici da noi, infatti, si vedono nidi un po dovunque, anche vicinissimo alle abitazioni, segno che non sono molto diffidenti nei confronti dell’uomo che anzi gli fornisce, molto spesso, del cibo senza molto faticare. La prima colonia di questi uccelli è stata avvistata presso il Parco d’Orleans a Palermo verso la fine degli anni ’80; da quel momento in poi la colonizzazione è stata repentina ed oggi si trovano dovunque insiste un concentrazione di alberi. Questi animali sembra che siano gli eredi di un contingente originario fuggito dal Parco Ornitologico d’Orleans (Lo Valvo et al., 1993) ma ne esistono nutriti gruppi nidificanti anche a Siracusa, Catania, Trapani e Gela insediativi per motivi analoghi (sfuggiti alla cattività) e, viene supposto, anche per il contemporaneo apporto di contingenti provenuti da altre regioni italiane.

alt

Una bellissima foto che ritrae la Tortora dal collare in procinto di entrare nel suo nido

Interessante ed insolita è la nidificazione del Tessitore dorato (Ploceus subaureus), un piccolo uccello della grande famiglia dei tessitori, osservata nelle Isole Eolie (A. Corso, 2005). L’eccezionalità sta nel fatto che questo coloratissimo uccello è tipico dell’Africa sud Sahariana e delle coste orientali del continente fino al Sud Africa e, pertanto, cosa ci fa a queste latitudini? Naturalmente, anche per lui vale il discorso della fuga dalla cattività come causa, ma il fatto che si è acclimatato fino a riprodursi significa che questi ambienti tutto sommato sono confacenti alle sue esigenze.

alt

Tessitore dorato in un canneto. Usa le foglie di questa pianta per intrecciare il suo caratteristico nido

Un’altro esemplare di piccola taglia di cui si hanno notizie certe di acclimatamento e nidificazione è il Vescovo dorato (Euplectes afer), del gruppo dei Tessitori anch’esso. Di questo bellissimo uccello dove predomina il colore giallo dorato, come del resto in quasi tutti i Tessitori, si hanno notizie certe di nidificazione già dalla metà degli anni 2000 nell’Oasi di Cesine (Le) ed a Barletta (Ba) in Puglia, ma anche nelle Vasche di Maccarese (Rm) in tempi più recenti. In Sicilia ormai si riproduce in provincia di Siracusa dal 2003 (A. Corso) formando una piccola e coloratissima colonia.

alt

Vescovo dorato nei pressi di un canneto, luogo ove preferisce recepire il materiale adatto al suo nido

Anche questo un Tessitore di origini Africane come il primo e che costruisce i propri nidi intrecciando erba e steli che ricava con molta facilità ed adattabilità dai canneti presenti in zone umide caratteristiche dei pantani. Anche per la presenza in natura del Vescovo dorato è ipotizzabile la fuga dalla cattività come causa dell’acclimatamento e successiva riproduzione. Si hanno poi notizie ed avvistamenti di nidificazioni di tantissimi altri Uccelli in altre regioni italiane come per esempio dell’Usignolo del Giappone (Leiothrix lutea) nel versante lucchese del Monte Pisano ed a Monte Serro (L. Baghino et al.) in provincia di La Spezia ma anche di un piccolo gruppo di Bengalini (Amandava amandava) sempre nelle Vasche di Maccarese e per finire una piccola colonia di Maina comune (Acridotheres tristis) avvistati costantemente dal 2003 ad oggi in località Margi (Messina) ed in altri siti in Italia. Tutte queste ultime specie, come si diceva sono aufughe (termine con cui vengono chiamati tecnicamente gli uccelli esotici fuggiti dalla cattività), mentre i grandi trampolieri di cui parlato prima sono veri e propri “sbarchi”. Una delle grandi famiglie di Uccelli esotici che meglio si è adattata alla vita all’aperto in Italia è quella dei Pappagalli, in particolare dei Parrocchetti dal Collare, Parrocchetto Monaco ed in misura minore Agapornis, Cocorite, Amazzoni e Calopsitte (Nymphicus hollandicus).

alt

Una Calopsitta in veste ancestrale

Proprio quest’ultima, viene riferito, vive e prospera nel territorio di Santa Venerina (Ct), in una zona chiamata Passopomo, nella proprietà di un privato (circa tre ettari di terreno). La straordinaria colonia, che attualmente conterebbe circa venti esemplari, è formata da uccelli del tipo Ancestrale, Perlato e Cannella; queste ultime due sono mutazioni allevate e selezionate da specialisti del settore e, pertanto, anche loro sono da considerare aufughe. Gli uccelli generalmente, sono stati avvistati in zona e pernottare sopra un grande Carrubo secolare e sono ormai stanziali. La straordinarietà dell’evento è ancora maggiore se teniamo conto della fauna della zona: Corvidi (gazze, cornacchie grigie) Falconiformi e Strigidi nonché Gatti selvatici che chiaramente non sono altro che predatori nei confronti dei pappagalli in questione. Come questi volatili esotici si siano potuti adattare a questo habitat così ostile per loro, rimane un mistero. Di cosa si siano nutriti? Frutta e verdura (pere, mele, albicocche sono coltivati stabilmente), inoltre miglio, frumento e avena non mancano in zona. Naturalmente queste sono solo ipotesi, non sono stati condotti studi scientifici e approfonditi sull’argomento anche se nello stomaco di un individuo trovato morto in quella zona sono stati trovati alimenti simili.

alt

Coppia di Monaco nel nido costruito su di una Palma del genere Canariensis in un parco di Barcellona in Spagna

Il Parrocchetto monaco (Myiopsitta monachus), è fra le specie di pappagalli quella che, per prima o comunque fra le prime, ha colonizzato tantissime zone della nostra Penisola e tante altre in Europa. In Italia vi sono numerosissime colonie in quasi tutti i parchi di Roma, Genova, Molfetta, Bari ed altre ancora. Questi chiassosi pappagalli amano vivere in colonie formate da 10/20 individui che costruiscono un enorme nido con molte entrate e relative stanza, un condominio insomma. Sono abbastanza facili da osservare perché non temono eccessivamente l’uomo e frequentano parchi e spazi verdi condividendoli con lui mescolandosi a Piccioni ed altri uccelli urbani.

Una bella famigliola di Parrocchetti dal collare sui rami di un platano ancora non in vegetazione a Villa Giulia di Palermo. Si noti l’ingresso del nido presidiato dai due genitori

L’ultimo dei Pappagalli di cui parliamo è il Parrocchetto dal collare (Psittacula krameri) il quale rappresenta forse il più numeroso della famiglia presente sul nostro suolo ed anche a latitudini impensabili come Londra e dintorni. Tra Londra, il Surrey e il Kent, infatti, si stimano circa 30.000 esemplari che potrebbero aumentare in maniera esponenziale. I Parrocchetti dal collare sono originari dell'India e dell'Africa sub-sahariana ed è quindi lecito domandarsi come possano sopravvivere il libertà in Gran Bretagna; alcuni, addirittura, sono stati segnalati in Scozia, il cui clima è sicuramente ancora più ostile. Una specie per potersi adattare ad un ambiente ha bisogno essenzialmente di tre componenti: disponibilità di cibo, condizioni climatiche e competizione con le altre specie autoctone. Per quanto riguarda il clima, il problema non si pone in quanto, l'ambiente di origine del Parrocchetto, si trova sulle colline ai piedi dell'Himalaya, quindi non è richiesta una temperatura mite quale elemento necessario alla sopravvivenza di questi animali. Anche per il cibo non ci sono problemi. Considerando che la dieta di questi animali si basa su semi, frutti e noci, i giardini inglesi offrono una stabile fonte di alimentazione anche grazie al crescente numero di persone che espone mangiatoie per gli uccelli. Per quanto riguarda la concorrenza con altre specie, non vi è al momento alcuna evidenza che i parrocchetti possano costituire una minaccia per qualcuno, ma data la loro netta crescita il problema deve essere affrontato in anticipo, prima che la loro pressione possa diventare letale anche solo in termini di competizione per l'accesso alle fonti alimentari. Non c’è nazione europea che non abbia popolazioni stabili di questi nuovi abitanti. A Palermo ve ne sono diverse colonie prevalentemente concentrate fra Villa Giulia e l’Orto Botanico adiacente. Sono rumorosi sia quando stanno sui rami che quando volano in piccoli gruppetti, motivo per il quale viene subito istintivo volgere lo sguardo in alto dove provengono le voci stridule e, comunque, non certamente melodiose, per individuarli con certezza. Ho avuto modo di osservare che nel periodo primaverile sono soliti all’alba dirigersi verso le rive del Fiume Oreto dove si nutrono di fiori e frutti di tantissime piante coltivate tra le sponde del fiume. Nel pomeriggio fanno ritorno nei siti di nidificazione. Si nutrono pure dei frutti della Palma da dattero (Phoenix dactylifera) e Phoenix canariensis molto diffuse nella città oltre che di infiorescenze varie come testimoniano alcune immagini. La nidificazione avviene all’interno di cavità degli alberi, principalmente Platani e Lecci, nonché fra la chioma delle Palme alla base dei rami che, essendo muniti di spine, li proteggono pure da facili predazioni. Nell’adiacente Orto Botanico sono stati segnalati pure un gruppetto di Agapornis roseicollis osservati anche dal sottoscritto, mentre, viene pure riferita, nello stesso sito, la presenza di due Amazzoni, presumibilmente coppia, con buona possibilità, almeno dalla descrizione fornitami, della varietà faccia azzurra (Amazona aestiva). Di questa presunta coppia non si conosce però lo stato e la nidificazione.

alt

Agapornis roseicollis all'ASU Campus - Phoenix Arizona

Tantissimi altri avvistamenti di specie esotiche vengono segnalate quotidianamente in tante zone del nostro paese e che non possiamo trattare in questo breve articolo, ma a tutta questa massa di “clandestini con le ali” non possiamo che formulare il benvenuto e fornire loro una nuova cittadinanza. A patto che osservino le leggi dello Stato naturalmente.

                                                                                                        Gianni Matranga

I nostri sponsor: