Pubblichiamo un'altro articolo di Salvo Sassadoro che tratta un argomento abbastanza complesso e che per certi versi ha sempre creato aloni di incertezze (da un punto di vista diagnostico) e per questo è sempre stato argomento assai dibattuto. Questo articolo, pubblicato sulla rivista della FOI Italia Ornitologica del 10 ottobre 2011, ha suscitato interesse ma anche delle prese di posizioni da parte di un Veterinario, che diceva di interpretare il pensiero della categoria, e che in breve sintesi sosteneva che il Sassadoro non era titolato e quindi autorizzato a formulare le ipotesi sostenute nel sottoriportato articolo. Sosteneva pure che alcune di esse, non avevano basi scientifiche e pertanto erano fuorvianti e diseducative. Io penso che, sicuramente, ognuno di  noi deve fare il mestiere che gli compete in funzione degli studi e delle competenze possedute ma che in ogni caso un qualsiasi contributo al dibattito ed alla conoscenza debba sempre essere gradito e tenuto in considerazione da qualunque parte esso provenga. D'altronde un contadino sa come fare produrre la terra senza possedere il titolo di agronomo. Sotto questo aspetto ritengo che il contributo fornito da questo articolo frutto di anni di esperienza allevatoria e di pazienti osservazioni specifiche con lo scopo di rilevare i più importanti segnali comportamentali, abbia il diritto di cronaca e quindi di essere pubblicato. Certo ad esso possono essere contrapposte altre ipotesi ed altre esperienze ma non certamente la chiusura dettata da problemi più di casta che di libera espressione. Pertanto pubblichiamo volentieri questo articolo che, a nostro parere, è ben concepito e spazia ed esamina tanti aspetti di questo annoso problema che investe tanti allevatori di questi splendidi pappagalli. A voi le considerazioni finali.

                                                                            Gianni Matranga

L’autodeplumazione cronica dei Pappagalli in cattività

Considerazioni di natura comportamentale e guida all’approccio psicologico

di Salvo Sassadoro

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 Introduzione

La creazione e la nascita di questo articolo, il cui scopo è quello di tentare la trattazione della Sindrome di Autodeplumazione Cronica degli Psittacidi”(Plumofagia), si propone di trovare le cause e laddove sia possibile ed anche delle varie soluzioni dal punto di vista “comportamentale”. Infatti, nello svolgimento quotidiano delle mia attività di allevatore e di studioso del comportamento dei pappagalli in cattività, costato con rammarico la grande presenza in molti allevamenti o dai singoli possessori di pappagalli in genere, di uno dei maggiori problemi di natura “non” prettamente fisiologica o fisica riscontrata soprattutto negli psittaciformi di grande taglia. Purtroppo ad oggi questo articolo rappresenta una delle poche fonti nella letteratura ornitologica Italiana, che spesso e a torto, sottovaluta queste delicate questioni, dando magari maggiore risalto ad altre tematiche di vario genere, molte volte prettamente poco scientifiche. Questo articolo, ci si augura, possa essere di valido ausilio a tutti coloro i quali sono in possesso di soggetti che presentano questa delicata problematica in termini di salute, o meglio possa essere di concreto supporto a tutti quegli allevatori o proprietari di pappagalli, i quali tengono veramente a cuore lo stato di salute o generale dei loro animali anche dal punto di vista psicologico. Infatti, spesso l’insorgere di tali disturbi nascono da un problema legato dapprima alla salute del soggetto ed anche dopo la soluzione dello stesso per mezzo dei farmaci, per motivi perlopiù legati a vari fattori ambientali o di cattiva gestione, restano in atto tutta una serie di comportamenti errati (difficilmente risolvibili se non presi in tempo utile), che acutizzano l’evolversi della sindrome con i visibili e tristi esiti per i soggetti che ne sono affetti. In molti anni di allevamento e di analista dei “Comportamenti Anomali” riscontrati nei pappagalli tenuti in cattività, purtroppo mi sono reso conto che in Italia più che negli altri paesi, spesso il mondo dell’ornitologia hobbistica ed ornamentale sottovaluta questo fenomeno (Autodeplumazione Cronica), dove non si sono mai affrontati seriamente e con una adeguata analisi accademica quella che ritengo perlopiù e nella stragrande maggioranza dei casi un problema più di natura psicologica che fisica. Certamente le motivazioni che portano un soggetto a manifestare comportamenti del tipo autolesionistici sono tanti, ma comunque secondo un recente studio condotto negli Stati Uniti in cui erano presenti i più grandi nomi dell’etologia e delle scienze medico veterinarie, alla fine della rassegna si è convenuto all’unanimità a confermare che la tesi dell’Autodeplumazione Cronica dei Pappagalli, può essere caratterizzata ed inserita in 6 distinte aree, cosi suddivise:

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1ª area): motivi legati a disturbi fisici o della salute

Problemi di natura fisica causata da vari fattori fra cui la mancanza o l’errata valida alimentazione. La difficoltà a diagnosticare con certezza ed in tempi celeri una malattia sia allo stato iniziale o latente (spesso dovuto alla difficoltà di reperire la presenza continua di validi dottori veterinari specializzati in medicina aviaria). Mancato accesso all’acquisto di farmaci idonei all’utilizzo in ambito ornitologico (vedi l’attuale eliminazione dal mercato farmaceutico Italiano del noto farmaco “Fungilin” (Amfotericina B), utile in molti casi di Megabatteriosi (Megabacterium spp.), farmaco comunque venduto in molti paesi europei, ecc….

2ª area): motivi legati al periodo dell’estro o ormonali

Problema prevalentemente presente nei soggetti adulti e sessualmente ricettivi di sesso femminile, la sintomatologia si può avverare ciclicamente con delle deplumazioni in aree del ventre (placche ’incubazione) il cui scopo in natura è quello di aiutare a mantenere alla giusta temperatura le uova, mentre nei giovani maschi, perlopiù nelle Are o nei Cenerini, il problema si mostra in presenza di soggetti con periodi estrali sfalsati, quindi si notano in questi casi maschi giovanissimi con picchi ormonali molto elevati, e femmine momentaneamente non ricettive, per età o per scarso interesse verso il compagno.

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3ª area): motivi legati a conflitti col partner o ambientali

Simile al punto precedente, in questo caso, comunque, si nota però un problema legato alla “forzatura” creata nell’ornitologia d’affezione,dove la scarsità di un numero adeguato di soggetti non permette di creare le giuste condizioni affinché la coppia riproduttrice si formi autonomamente, mentre come ampiamente è più volte dimostrato, non sempre l’inserire nella stessa voliera due soggetti della stessa specie ma di sesso diverso crea di fatto una coppia affiatata. Anche l’assenza di spazi adeguati alle esigenze dei riproduttori provoca in alcuni casi dei possibili attacchi verso il partner, cosa che viene riscontrata molto spesso nei Cacatuidi di maggiori dimensioni, i quali necessitano di spazi ben più ampi ed articolati delle classiche voliere di modeste dimensioni, presenti nei nostri allevamenti. In questi casi è possibile notare delle manifestazioni di aggressività fisica oltre che al proprio corpo anche a quello del potenziale partner o compagno di gabbia.

4ª area): motivi legati a stress emotivo

Presente in modo più marcato nei soggetti giovani o con scarse esperienze relazionali, poiché sono stati svezzati singolarmente (mancanza di un leadership nel gruppo) o molto velocemente rispetto al ciclo naturale o peggio da esseri umani con scarse conoscenze delle più rudimentali cognizioni in materia etologica. Questi animali, non potendo scaricare le proprie tensioni verso altri o verso l’ambiente esterno, trovano sfogo nel manifestare le proprie frustrazioni attraverso tutta una serie di comportamenti in un primo momento “convulsoripetitivi”, poi di “autodeplumazione”, fino ad arrivare nei casi peggiori a vere e proprie “mutilazioni” di vaste aree del proprio corpo.

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5ª area): motivi legati a problemi comportamentali

Gli Psittacidi cosi come i Corvidi rappresentano nel mondo degli uccelli gli animali dotati delle più alte attività sociali e comportamentali. Purtroppo, però in cattività questa virtù presenta il suo lato negativo nel rovescio della medaglia. Infatti, l’incapacità di instaurare un esatto rapporto interpersonale fra specifici membri dello stesso genere animale,anche se di sesso o fra specie diverse, comporta un problema dapprima di alienazione volontaria ed in una fase successiva, soprattutto in presenza di soggetti con un carattere più marcato, autoritario o territoriale, un ruolo perenne di subordinato. Uno dei momenti più intensi di questo problema lo si può notare nel momento della somministrazione del pasto, quando il soggetto più vulnerabile dal punto di vista emotivo non riesce ad imporsi rispetto agli altri. Per cui anche se trattasi di uccelli di taglia maggiore e con un grande appetito, questi animali restano perlopiù in disparte, dovendo accontentarsi degli avanzi, per magari dover poi razzolare nel fondo della gabbia,poiché come sanno tutti gli allevatori di pappagalli in genere, buona parte del cibo a loro offerto viene sparpagliato in tutta l’area di allevamento (in natura uno dei principali ruoli svolto dagli uccelli come i pappagalli appunto è quello di permettere l’espansione delle foreste e delle praterie attraverso il rilascio in ampie aree del loro habitat, di semi e germogli. Attraverso gli scarti alimentari o la presenza di semi parzialmente digeriti contenuti nelle loro stesse feci, le quali fungono da piccolo substrato, permettono lo sviluppo delle piante almeno nella primissima fase di germinazione, per cui queste “seminazioni naturali” favoriscono l’attecchimento di piante ed arbusti in luoghi anche molto lontani dalle zone di origine,aiutando così il rimboscamento e l’espansione delle aree verdi),andando così incontro anche ad altri problemi legati all’ingerimento di cibi contaminati e di possibili parassitosi intestinali o di gravi malattie in genere. Altro momento, in cui possiamo vedere l’acuirsi delle difficoltà comportamentali, è quella del riposo dove i soggetti “Alfa” del gruppo o più semplicemente territoriali e dominati, prenderanno posto nei posatoi o negli anfratti della gabbia o voliera più riparati o protetti, mentre tutti gli altri dovranno accontentarsi dei rimanenti, spesso scomodi, angusti o esposti al possibile attacco di eventuali predatori (topi, gatti, ecc..). Pertanto, appare chiaro che la continua subordinazione acceleri ed amplifichi l’allontanamento dal processo di emancipazione sociale nello stormo, creando un notevole scompenso emotivo che il soggetto affronterà e scaricherà con comportamenti antisociali, come l’assenza in attività di gioco comune, di lotte rituali e simboliche con contatti fisici, tipo passaggi di cibo, di scambi di servizi comuni come la reciproca pulizia delle piume del capo fra soggetti (grooming), ecc….Per questi soggetti subordinati, l’unica soluzione sarà quella di un momentaneo allontanamento dal resto degli abitanti della voliera comune, ponendoli magari a piccola distanza dagli stessi, in modo da permettere loro un pronto ritorno ad una condizione di salute fisica migliore e magari in una seconda fase tentare il reinserimento in comunità,ma badando di limitare l’azione dei soggetti dominanti attraverso il loro allontanamento o ponendoli in gabbie sempre all’interno di quella comune, ma in una posizione di minor rilievo rispetto agli altri.

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6ª area): motivi legati alla noia ed alla scarsità di stimoli esterni

Una delle più gravi “Non Malattie” dei pappagalli in cattività è sicuramente l’assenza continua e prolungata di stimoli esterni. I pappagalli sono, fra gli animali alati, il gruppo più complesso dal punto di vista della socialità e delle dinamiche di gruppo. In natura i pappagalli dopo le attività legate alla ricerca del cibo passano la maggior parte delle loro giornate ad istaurare varie attività legate alla presenza di più soggetti contemporaneamente negli stessi rami ed a stretto contato fisico (nelle Are Ararauna soprattutto, si osserva l’emissione di piccoli vocalizzi accompagnati dal rapido movimento di alzare in sincrono un’ala, in questo modo tutti i soggetti manifestano l’appartenenza ad un determinato stormo, al proprio piccolo gruppo familiare ed all’intero sistema dell’area di nidificazione anche al proprio clan). I suoni ed i richiami emessi infatti, variano da zona a zona, così come altri richiami più specifici, come una sorta di “dialetto locale” utilizzato da ogni clan o gruppo sociale. Purtroppo, la scarsità di soggetti in cattività, soprattutto per i pappagalli di grande taglia, il relativo mescolamento di soggetti provenienti magari da aerali molto distanti fra loro, la scarsità di alloggi adeguati in termini di spazi ed elementi naturali in essi contenuti, pone l’inizio che sta alla base del problema della Plumofagia e dell’Autolesionismo fisico, problema questo che si sviluppa ed amplifica anche in soggetti tenuti in casa come Pet-bird. Per molti di questi soggetti, ho constatato, nel corso degli anni in cui mi occupo dello “Studio e della Valutazione dei Comportamenti Anomali Riscontrati nei Pappagalli in Cattività” (scheda scaricabile dal sito internet del “Club degli Psittacidi”),ho dovuto amaramente costatare che i soggetti in esame hanno alle spalle un “excursus vitae”, molto triste e negativamente articolato come:

- soggetti acquistati molto piccoli d’età da allevatori “incapaci e completamente ignari” delle più semplici nozioni etologiche di base e delle esatte tecniche sull’allevamento allo stecco dei Pappagalli;

- i soggetti sono stati alimentati in modo errato (sonde da imbecco in metallo), con ripercussioni fisiche e psicologiche molto gravi anche in età adulta;

- soggetti svezzati in modo errato e precipitoso, senza tenere conto dell’importanza che riveste questo specifico periodo nella crescita psicologica dei pappagalli;

- animali che abituati ad un ambiente di vita stabile, sono stati spostati in altri luoghi della casa, all’allevamento o in case completamente differenti;

- Pet-bird cresciuti sempre in ambiente familiare utilizzati “improvvisamente” come riproduttori;

- soggetti molto giovani posti a vivere in voliera con soggetti adulti;

- uccelli molto possessivi che soffrono di veri e propri “attacchi di gelosia” verso persone, cose o verso altri pappagalli (o animali) appena arrivati in casa;

- animali stressati dovuto a continui rumori o grande movimento di persone nelle immediate vicinanze della gabbia;

- soggetti posti in gabbie circolari o senza degli adeguati angoli dove ripararsi;

- uccelli tenuti in gabbie molto vicine al pavimento;

- pappagalli alloggiati in strutture igienicamente valide, ma piccole e carenti di attrezzature di svago (posatoi in legno naturale, corde, ecc…);

- variazione improvvisa degli accessori presenti in una gabbia (aggiunta o sottrazione);

- uccelli che non riescono ad effettuare ciclicamente dei bagni di sole o di pioggia, o che possano trascorrere, meteo permettendo, qualche ora all’aria aperta, ma non esponendoli a pieno sole per l’intera giornata;

- pappagalli che hanno un’alimentazione carente, monotona e poco naturale;

- soggetti che vivono la loro intera vita in completo isolamento, lontani non soltanto da altri esemplari della stessa specie ma anche dal proprietario;

- esemplari ceduti a neo proprietari che mancavano anch’essi delle necessarie informazioni su come tenere in casa un pappagallo (ancor peggio se trattasi di soggetti di grande taglia).

Quindi dopo un primo periodo di intense coccole e contatti col proprietario, col passare del tempo, il piccolo fagotto di piume sempre pronto ad essere toccato, comincia l’esplorazione del suo nuovo mondo, in questo modo comincia a “tastare” col becco tutto ciò che si trova nel suo raggio d’azione,(morsi,manipolazioni o masticazione di oggetti), poi con gli arnesi che la natura gli ha messo a disposizione (ali) comincerà a girare per casa con risultati facilmente immaginabili (provate ad immaginare quello che può fare un’Ara o un grande Cacatua libero in un appartamento di medie dimensioni…), e per concludere, avendo anche una voce e ritenendo giusto esercitarsi con la famiglia che lo ospita e soprattutto con i vicini di casa i quali però non intendono “colloquiare con lui specialmente alle prime luci dell’alba…”, l’unica soluzione semplice ed indolore (almeno per la stragrande maggioranza dei neo possessori di un pappagallo) resta quella di cederlo ad altri sprovveduti “neo proprietari”, iniziando così un “Girone Dantesco” che si ripeterà molte volte nella lunga vita di un pappagallo…, se poi aggiungiamo che il soggetto ha iniziato anche ad Autodeplumarsi svanisce anche l’ultimo interesse che hanno la maggior parte delle persone che vogliono tenere uno di questi animali in casa, dove oltre che la ripetizione di suoni o parole umane, l’aspetto fisico ed i colori sgargianti evocano in noi un’influenza molto forte dal punto di vista puramente estetico. Chiudere i pappagalli in gabbie anguste e magari anche al buio per non farli urlare, insieme alla cattiva abitudine di legarli per una zampa a trespoli con un solo sostegno orizzontale, equivale a mio parere ad una forma molto marcata di pura cattiveria. Purtroppo ancora oggi nel 2013, assistiamo a queste forme di violenza gratuita, sarebbe giusto che ogni persona che intendesse prendere con sé uno di questi splendidi e longevi animali sapesse a cosa và incontro negli anni a venire. I pappagalli, infatti, anche se nati da più generazioni in cattività, restano comunque e per sempre degli animali selvatici che si sono abituati in un certo modo a vivere nelle nostre case, ma nel loro essere mantengono tutta una serie di comportamenti dei loro modo di vivere liberi in natura. Sarebbe certamente più giusto che gli allevatori, per esercitare il loro meraviglioso e costruttivo hobby, così come accade in molti altri Paesi del mondo, sostengano un “serio” esame e dispongano degli adeguati spazi e delle giuste attrezzature per le specie che intendo no allevare e dove siano dapprima ben informati loro sul grande compito che devono sostenere per salvaguardare gli animali che vivono oggi liberi in natura che sono a rischio di estinzione. Così facendo saranno in grado di trasmettere le giuste informazioni alle persone che come loro vogliono intraprendere l’ornitologia d’affezione o più semplicemente diventare oltre che proprietari i compagni di vita di pappagalli Pet-bird.   

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Note Conclusive dell’Autore: Chiaramente l’approccio a qualunque problematica che sorge nei pappagalli o negli animali in genere, sia essa di natura fisica o psichica, per essere eliminata obbliga l’allevatore alla conoscenza di una vasta area di particolari tematiche. Infatti l’approccio alla concreta soluzione dei problemi come la “Sindrome di Autodeplumazione Cronica dei Pappagalli”, richiede una vastissima conoscenza di tutti quei meccanismi che ne hanno fatto sorgere la presenza, ma ancor di più delle possibilità che si hanno per farla guarire o quantomeno alleviare nel tempo. I problemi di “Plumofagia ed Autolesionismo”, proprio per la loro duplice natura fisica e comportamentale, rappresentano oggi, insieme alle più gravi patologie aviarie, fra le grandi sfide del futuro nel campo dell’ornitologia d’affezione. Sicuramente la corretta gestione sanitaria e l’esatto approccio psicologico dei nostri pappagalli restano l’unico rimedio certo per prevenire l’insorgere di molte patologie. Per cui in maniera del tutto gratuita mi rendo disponibile verso tutti i lettoriallo scopo di dare un supporto alla ricerca di valide soluzioni per risolvere questo tipo di problematiche, rendendovi pienamente partecipi all’evoluzione dei miei studi ed al continuo scambio di esperienze con i possessori di questi splendidi animali.

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