Quale Canus?

di Gianni Matranga

                                         


Il nome dell’Agapornis canus è indissolubilmente legato a quello del Madagascar, un isola subtropicale enorme del continente Africano. Il Madagascar come le Seychelles sono ciò che resta dell'antico supercontinente di Gondwana dopo la sua frantumazione.L’Isola si separò in una prima fase dal continente africano e solo dopo dall'India (89 milioni di anni fa). Questa sua deriva dal grande continente africano ed il suo isolamento unito alla vastità del suo territorio gli è valso il nome di "ottavo continente".

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   A sinistra è evidenziata in rosso la porzione di terra corrispondente al Madagascar ancora unita all’Africa, a destra l’attuale posizione

Sull'isola mancano quasi completamente le specie animali tipiche dell'Africa continentale; molte sono, invece, le specie sia animali che vegetali endemiche e che molto spesso identificano il luogo.

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Due endemismi dell'Isola: la palmetta del Madagascar ed un Lemure (Lemur catta) una specie di proscimmia

Per le piante, oltre a quelle carnivore, alle agavi ed alle sei specie di Baobab su otto esistenti al mondo, quella che rappresenta meglio il Madagascar è senza dubbio la Palmetta del Madagascar (Pachypodium lamerei).Per quanto riguarda la fauna, i Lemuri la fanno da padroni in quanto ad associazione animale-nazione anche per i recenti film di animazione che li hanno visti protagonisti. Ma vi sono pure il 75% delle specie di Camaleonti esistenti sulla terra e tanti altri animali ancora che non nominiamo anche perché non è tema della trattazione che ci siamo proposti di fare. Gli uccelli, come ogni altra specie di animali presenti nell’isola, non fanno eccezione, in quanto a diversità genetica, infatti, recenti studi del loro DNA hanno dimostrato come gran parte delle specie del Madagascar siano discendenti di antenati comuni giunti dall'Africa ma a differenza di questi, hanno avuto una evoluzione diversa, per certi versi, meno dinamica. Il nostro piccolo pappagallo non fa eccezione e rappresenta, all’interno del genere Agapornis, la forma più arcaica e meno evoluta, o forse, è meglio dire, con un processo evolutivo diverso, senza sovrapposizioni di areali con altre specie simili come invece è accaduto nei territori ove hanno il loro habitat le altre otto. Il Canus presenta accentuato dimorfismo sessuale che gli studiosi ritengono, appunto, prerogativa di forme meno evolute del genere Agapornis mentre, quello ritenuto tra i più moderni, è il Roseicollis ove, come è noto a tutti, non esistono sostanziali differenze tra i due sessi.

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A sinistra Canus canus accanto Canus Ablectanea ripresi in ambiente naturale. É oltremodo evidente la differente tonalità del cappuccio che è quasi bianco nel primo.

La specie nominale Agapornis canus canus ha una sottospecie che prende il nome di Agapornis canus ablectanea, diverse sostanzialmente per una colorazione differente nella zona della testa, molto evidente nei maschi meno vistosa nelle femmine.Questo Inseparabile originario del Madagascar, è stato introdottosuccessivamente sulle isole Comore ed altre dove vi sono numerose popolazione. Ha una lunghezza che varia tra i 13,5 ed i 14 cm  risultando così, al pari dell’Agapornis Lilianae, il più piccolo del Genere. Il primo ha un areale abbastanza ampio e che si colloca al centro ed a sud est dell’Isola mentre l’Ablectanea si distribuisce quasi esclusivamente nella zona sud-occidentale. Frequenta le boscaglie non molto fitte spingendosi anche in  aree aperte delle regioni costiere. Normalmente non risiede in territori sopra i 1.000 metri anche a picco sul mare, nelle pendici a ridosso della costa. La dieta in natura è composta principalmente da semi, germogli e frutta, che raccoglie indifferentemente sia in terra che sugli alberi e steli, ma non disdegna neanche le piantagioni degli uomini dove raccoglie spighe di riso e grano od altri cereali coltivati. E’ una specie gregaria e vive normalmente in piccoli gruppi, anche se durante la riproduzione le coppie formatesi cercano siti di nidificazione singoli ma vicini ad altri della stessa specie.In cattività, considerata l’indole schiva e timida, necessita di una collocazione tranquilla senza elementi di disturbo o quanto meno ridotti al minimo, e non predilige la promiscuità con altri dello stesso genere od altri uccelli rumorosi. Anche durante la cova è bene limitare le ispezioni soprattutto per evitare il danneggiamento delle uova da parte della femmina che tende ad atteggiamenti aggressivi verso l'intruso. Bisogna mettere a disposizione materiale di riempimento del nido come foglie di palma, aghi di pino, salice e sottili cortecce che la femmina mastica e depone nel nido.

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            Le femmine corrispondenti di Canus canus ed a destra di Canus Ablectanea. In questa ultima, a  parte la tonalità di verde che risulta più scura, la differenzia più evidente è rappresentata da una più diffusa e marcata presenza di grigio nella zona della fronte, guance e sottogola

Le uova vengono incubate esclusivamente dalla femmina che passa molto tempo nel nido tanto che alcuni allevatori consigliano di fornire la coppia di un ulteriore nido ad uso del maschio. I giovani, alimentati anche dal maschio, sono indipendenti a circa tre settimane, ma tendono a tornare nel nido. In cattività, dal punto di vista alimentare, è sicuramente l'Agapornis più problematico, infatti, i cibi accettati sono pochissimi ed è molto facile che intervengano squilibri causati dall'alimentazione. Raramente si nutrono di frutta e verdura, motivi questi, di possibili carenze vitaminiche e di sali minerali, anche se la moderna mangimistica aviare oggi propone un varietà di  cibi tali da poter sicuramente adattare quello a loro più gradito. Non sono state registrate ufficialmente ad oggi mutazioni della specie. Viene riferito un solo caso, descritto da Louw Van der Linden che ha riguardato un esemplare maschio che successivamente alla muta ha acquisito una colorazione con tendenza al giallo ma, da quanto riferito, sembra trattarsi di una modificazione fenotipica piuttosto che di una mutazione. Un’altra presunta mutazione è la pezzata che nella foto che pubblichiamo sembra manifestarsi su un soggetto maschio e fattami pervenire da un caro amico allevatore che a sua volta l’avrebbe ottenuta da un allevatore austriaco ma senza ulteriori notizie in merito. Ulteriori notizie più approfondite sul suo allevamento possono essere reperite su riviste e libri di settore od altre pubblicazioni specializzate visto che non è proposito di questo articolo.

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Un bellissimo esemplare maschio di Canus canus fotografato nel 2006 nell’allevamento di Marisa e Claudio Zani. Anche in questo esemplare spicca il cappuccio chiaro

Detto questo, anche se in maniera succinta ed essenziale come si diceva, ma sicuramente di doverosa annotazione, passiamo a quello che vuole essere, invece, il contributo prioritario di questo mio intervento; la corretta selezione di questo incantevole ma non troppo diffuso ed allevato pappagallo africano, almeno per ora speriamo. Ogni selezione in cattività, come è noto a molti, viene rivolta principalmente a fissare delle caratteristiche che vengono prescritte, in genere, da dei criteri rivolti alla migliore espressione di caratteri e comportamenti. Se la selezione viene rivolta alla forma ancestrale allora questi standards vengono riferiti principalmente alla forma selvaggia nominale o sottospecie specifica. Nel nostro caso la differenza tra le due, Canus canus e Canus ablectanea è marcatamente differente, principalmente nei maschi. La specie nominale, infatti, possiede il cappuccio sostanzialmente di un grigio chiaro con infiltrazioni gialle evidenti nella gola, sottogola ed alto petto, mentre la femmina, completamente verde, ha una piccola zona di color grigio, all’altezza dell’unione fra le mandibole nella guancia. Comunque, di seguito riportiamo gli attuali standards della F.O.I.:

Maschio - Testa, nuca, collo e parte alta del petto color grigio perla con leggera sfumatura gialla su guance e mento. Dorso e ali color verde scuro. Basso petto, ventre, fianchi e codrione verde chiaro brillante. Remiganti nere con vessillo verde, sottoala nero. Timoniere centrali (n. 2) verdi con apice nero. Timoniere laterali (n. 10 ) verdi con zona gialla centrale e fascia nera a tre quarti della lunghezza. Occhio con iride bruna e pupilla nera contornato da un leggero anello di piumette bianche. Mandibola superiore beige, inferiore grigia. Zampe e dita bruno verdastre; unghie nere.

Femmina - Zone grigie di testa, nuca e collo rimpiazzate dal verde. Sottoala verde.

Tranne che per quel piccolo particolare riguardante le guancie nelle femmine riferito in precedenza, questi standards, direi, che sono abbastanza rispondenti alla descrizione del Canus canus.

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Un’altro soggetto ancora più verso la sottospecie anche se si possono osservare ancora residui di psittacofulvine gialle nell’alto petto.

A parte questi, non esistono, fino ad oggi, criteri descrittivi specifici per la sottospecie Ablectanea così come fatto per ilCanus canus. Tutto ciò risulta anche abbastanza comprensibile, in quanto, fino a pochi anni addietro, lo già scarso numero di questi animali circolanti nel nostro paese era costituito solo da individui appartenenti alla specie nominale. A dire la verità esiste una descrizione generica proposta dalla CTN O.P e fatta per differenziazione, giustificata, ritengo, dal fatto di presumere che non esistessero soggetti di questa sottospecie in giro e che riporta così: La sottospecie A. c. ablectanae (è corretto col finale ea e non ae n.d.r.) presenta il colore grigio della testa più marcato e soffuso di viola mentre il verde del corpo presenta una soffusione azzurrognola. La femmina ha lo stesso colore del maschio salvo il grigio della testa.” Anche io, fino tredici anni fa, ero possessore di due coppie della specie Canus canus e le caratteristiche erano proprio quelle riportate nello standard.

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Il soggetto pezzato descritto nel testo

Di recente a seguito di richieste pervenute da alcuni allevatori circa la possibilità di acquistare soggetti in Italia da altri che già ne allevavano, mi sono interessato ed ho chiamato diversi amici che sapevo riprodurre tali pappagalli, chiedendo se potevano cedermene qualcuno. In occasione poi del “pellegrinaggio” annuale a Reggio Emilia ho avuto modo di vedere esposti due soggetti, un maschio ed una femmina, che hanno avuto un giudizio più che lusinghiero, soprattutto il maschio, al quale è stato attribuito addirittura un 94.  Questo esemplare, non entro nel merito del giudizio, non era assolutamente un Canus canus ma un soggetto intermedio con prevalenza fenotipica parecchio spostata sull’Ablectanea, quindi aveva un cappuccio di un grigio più scuro con evidenti soffusioni violacee ed addirittura pure una leggerissima intrusione di giallo alla base anteriore del cappuccio fino al confine con il basso petto. A questo punto, visto i precenti colloqui avuti con un noto giudice ed allevatore italiano di questa specie e che, sostanzialmente, mi diceva che da quando questi sono in suo possesso, provenienti da ceppo oltralpe, aveva optato per una selezione proprio verso le caratteristiche dell’Ablectanea, è scattato in me un segnale d’allarme con conseguente frenesia di conoscere quanto più possibile il patrimonio genetico di questo pappagallo oggi in Italia. Visto che ero in zona, ho visitato anche un allevamento di un caro amico ed ho notato che anche lui aveva dei soggetti di tali caratteristiche, anzi a dir il vero, con grigio e riflessi violacei ancora più accentuati ed a quanto pare, provenienti dal ceppo del giudice-allevatore.

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Una coppia di Canus canus molto bella e tipica. Il riflesso verde presente nel cappuccio del maschio è dovuto principalmente al riverbero risultante dall’ambiente che circonda la voliera che è fatto di arbusti e piante.

Sempre a Reggio mi sono stati recapitati due bei maschietti provenienti da un allevamento romano ed ho notato subito la tanto desiderata soffusione di giallo sul cappuccio che si presentava notevolmente più chiaro rispetto a quelli già visti. Oggi sono in una gabbia nel mio allevamento ed osservati con attenzione ma senza essere troppo invasivo vista la loro natura schiva. Le conclusioni che ho tratto da questa intensa ma discreta osservazione non sono troppo rassicuranti, in quanto, anche in questi soggetti appare una velatura violacea indice di qualche vicinanza alla sottospecie. Questa presenza, anche se abbastanza limitata ed appena percettibile, è pur sempre una manifestazione di non purezza genotipica. A questo punto ho deciso di raggiungere quanti più allevatori possibile e farmi inviare foto e caratteristiche dei loro soggetti, onde pervenire ad una anche se parziale mappatura del patrimonio genetico di questa specie di Agapornis nei nostri allevamenti. Ritengo, ma più che altro spero, che questo mio articolo possa costituire ulteriore occasione di contatto con quanti lo leggono e possiedono tali soggetti. In fase preventiva, consiglio a tutti di osservare bene le caratteristiche dei propri soggetti e provvedere ad isolare gli individui che si avvicinano all’una od all’altra sottospecie e di accoppiarli solo all’interno delle caratteristiche già evidenziate in precedenza ed abbondantemente illustrate nelle foto di questo servizio. Mentre si discuteva a Reggio proprio degli accoppiamenti mi è stato sollevato un problema; “visto che le femmine sono pressoché tutte verdi come si fa a capire se appartengono alla specie nominale od alla sottospecie?”

    

Un’allegra brigata di giovani Canus Ablectanea che ancora non hanno assunto il colore tipico della sottospecie ma che si può invece notare bene nel genitore alle loro spalle

È, probabilmente, la domanda più pertinente ed importante, poiché, ritengo che sia stato proprio un accoppiamento tra un soggetto maschio appartenente alla specie Canus canus con una femmina Ablectanea, o viceversa (questa ipotesi più remota probabilmente), che ha innescato questa produzione di meticci. La femmina di Ablectanea rispetto all’altra, infatti, ha una estensione maggiore del grigio con una tonalità più plumbea ed anch’essa, ad una meticolosa ed attenta osservazione, presenta in questa zona ma anche nel resto del corpo una velatura viola-azzurrognola soprattutto se si riesce ad osservare con luce solare incidente come, spero, viene ben evidenziata nelle foto. Riepilogando, possiamo dire che, negli anni, i ceppi di Canus canus da me conosciuti in precedenza si sono, invece, recentemente “inquinati” a causa di accoppiamenti con ceppi di Ablectanea nel frattempo importati in Italia da altri paesi europei, soprattutto area Benelux. Successivamente, o per ignoranza o per selezione convinta verso la sottospecie, si è provveduto ad accoppiare indiscriminatamente soggetti della specie nominale con altri della prima creando, quindi, patrimonio genetico misto che ho timore possa prendere campo e stabilizzarsi nel nostro paese. Sono disponibile a fornire informazioni più dettagliate a chiunque possa averne bisogno per una corretta selezione dell’Agapornis canus. Potrete contattarmi all’indirizzo mail sotto riportato. Per concludere segnalo che il nome corretto è Canus e non Cana, infatti, come più volte segnalato in altre occasioni, il nome è latino e siccome Ornis è maschile la desinenza finale del nome in latino deve terminare in us. Il nome Canus, tra l’altro, significa “canuto” nel senso che ha un cappuccio che somiglia a capigliatura di gente anziana, quindi abbastanza pertinente. Con l’augurio che l’allevamento di questo simpatico e piccolo pappagallo del genere Agapornis possa essere accolto da tanti altri allevatori, attendo di ricevere notizie da tutti coloro che già lo allevano.

Gianni Matranga

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