PERSONATUS & FISCHERI LUTINO

di Gianni Matranga

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              Personatus Lutino                                                           Fischeri Lutino

Alcuni anni fa ho affrontato l’argomento e vista la difficoltà che viene incontrata ancora oggi per il loro riconoscimento e selezione mi sono riproposto di esaminarne le caratteristiche con l’ausilio di fotografie più dettagliate. La storia ormai ci racconta che la mutazione ino (il Lutino è la manifestazione fenotipica dell’azione del gene mutato ino sul Verde mentre l’Albino è la manifestazione fenotipica dell’azione del gene mutato ino sulle mutazioni della serie Blu) sia apparsa per prima nei Lilianae, sembra nel 1936, in Australia e che successivamente sia stata importata in Europa, non si hanno notizie certe, se direttamente con i Lilianae stessi o se già trasmutata in un'altra specie (Fischeri o Personatus). Sta di fatto che nel nostro continente, i Lilianae lutino, sono sempre stati molto rari e continuano ad esserlo anche ai nostri tempi unitamente all’ancestrale anche se si assiste, da qualche anno, ad una diffusione più capillare della forma selvaggia e dei relativi fattori di iscurimento, motivo questo di ottimismo per la sua migliore conoscenza e selezione. La maggior parte dei Lutino Lilianae, congiuntamente alla mutazione blu possiede ancora tratti rilevabili di Fischeri con il quale è stato accoppiato per tanto tempo per ottenerne le mutazioni trasmutate. Comunque sia, una volta manifestatasi è stata fissata (resa stabile con precise caratteristiche) in una delle due specie (Fischeri e Personatus, non si sa con precisione in quale delle due prima) ed in un secondo momento è stata traslata dall’una all’altra con trasmutazione interspecifica (molte mutazioni che si manifestano in soggetti di una determinata popolazione possono essere trasmesse ad individui  di altre specie all’interno però dello stesso genere per poter contare su di un buon numero di ibridi fertili e poterli riaccoppiare per stabilizzare tale mutazione). I colori o pigmenti che interessano la mutazione lutino sono essenzialmente due: arancio-rosso e giallo (tre se si considera anche il bianco delle remiganti e timoniere).Di fatto la mutazione ino inibisce in maniera quasi radicale la manifestazione melaninica ed impedisce, quasi del tutto, la comparsa del colore azzurro che ne rappresenta la componente fisica, di conseguenza la rimanente componente biochimica del colore (pssittacofulvine), il giallo e l’arancio-rosso, emerge (ricordiamo che il colore verde è la risultante dell’azione congiunta del pigmento giallo con il colore strutturale azzurro e il pigmento melanico). Le tonalità complessive in entrambe le specie sono il giallo carico uniforme e l’arancio-rosso che nel Fischeri ha una concentrazione più omogenea ed intensa ed occupa un’area maggiore. Il becco assume una tonalità rosso corallo con la caratteristica cera di color bianco-rosata alla base. Le zampe e dita sono di color carnicino. L’occhio è rosso chiaro. Questa tonalità è dovuta al colore dell’emoglobina del sangue che in assenza dei pigmenti melanici ne evidenzia il colore tipico di questa cromoproteina del gruppo di pigmenti chiamati porfirine.

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L’occhio dei lutino è colorato dalla sola emoglobina

Passiamo ora ad esaminare le leggere ma sostanziali differenze che la mutazione produce nei due tipi e leggiamo gli standards richiesti. La prima, e più evidente, riguarda l’estensione del pigmentoarancio-rosso; macroscopicamente il Fischeri lo espande a tutta la zona alta del petto con tonalità degradanti verso il basso petto;  nel Personatus deve fermarsi alla gola e non arrivare al petto (in pratica deve sostituire, in quasi tutta la sua estensione, la zona ove è localizzato il cappuccio nero dell’ancestrale).

    

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In questi due primi piani affiancati si nota chiaramente la differente distribuzione dei pigmenti rossi nella zona della maschera

Se al Personatus si richiede di bloccare ai confini della nuca il colore rosso arancio senza estenderlo al posteriore del collo, il Fischeri, a sua volta, oltre che a guance, nuca, posteriore del collo, gola e petto vedrà degradare la zona che si innesta  verso il ventre e dorso dall’arancio-rosso iniziale in arancio carico.Le remiganti sono bianche con una leggera soffusione gialla nel vessillo in entrambi i tipi. Il Personatus poi ha una colorazione gialla dell’apice delle timoniere laterali mentre il Fischeri li mantiene bianche; il resto è uguale in entrambi i tipi ovvero gialle con zona arancio centrale e fascia bianca a tre quarti della lunghezza.

Considerazioni sui Tipi

In precedenza ci si chiedeva quale dei due tipi avesse trasmesso la mutazione lutino all’altro. Orbene questa argomentazione, all’apparenza di poco conto, si ripercuote, come sarà reso evidente, sulla rigorosa selezione degli stessi attraverso accoppiamenti all’interno di quello di appartenenza (Personatus con Personatus e Fischeri con Fischeri). In pratica, anni di scrupolosa selezione avvenuti dopo gli accoppiamenti interspecifici, che hanno passato cioè la mutazione da una specie ad un altra, ci hanno fatto notare come hanno provocato, nel Personatus, una evidente progressiva riduzione del pigmento arancio-rosso presente nelle localizzazioni tipiche e di contro una sempre maggiore concentrazione e distribuzione di tale pigmento nei Fischeri. Questo può significare una sola cosa; più ci si allontana dal tipo trasmutante o meglio si riduce la sua percentuale di patrimonio genetico presente nel nuovo tipo, meglio si definiscono i connotati fenotipici caratteristici della mutazione sui nuovi soggetti. In definitiva, quel che si vuole evidenziare è che, mentre nei Fischeri si è raggiunto un soddisfacente, equilibrato e logico percorso selettivo, nel Personatus lutino ancora questo, a mio parere, non è stato raggiunto. Il motivo probabilmente risiede sul fatto che il Fischeri, come specie allevata, ha preso di gran lunga il sopravvento sul Personatus (i numeri di soggetti esposti e mediamente il triplo; all’ultimo C.I. 131 contro 56), e per questo motivo che anche i tipi derivati ne risentono in numero e varietà. Occorre effettuare ulteriore selezione per ottenere un soggetto che, sempre a mio avviso, per essere adeguato alla mutazione ed a quelle che sono le caratteristiche del tipo base od ancestrale deve vedere ridursi ancora di più l’arancio-rosso presente. Questa ipotesi prende corpo essenzialmente dall’osservazione dei tipi base e da cosa essi subiscono, o dovrebbero subire, a causa dell’effetto della radicale demelanizzazione tipica della mutazione ino. Pertanto se concentriamo la nostra attenzione sul capo dei due tipi base o forma ancestrale, noteremo che il Fischeri  possiede un colore bronzato (effetto di interazione fra melanine e le psittacofulvine arancio-rosso) mentre il resto della zona circostante è interessato da rari e diradati pigmenti arancio rosso a lievi concentrazioni che si estinguono, o dovrebbero farlo, quando arrivano al confine del dorso.

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Le teste del Fischeri Blu e Verde a confronto. Nel Blu è più evidente la distribuzione della melanina che è particolarmente diradata rispetto al Personatus. Nel Verde la melanina interaggendo con il pigmento rancio.rosso della tesa assume una colorazione definita "bronzata".

Il Personatus ancestrale, di contro, ha una testa, ovvero nuca, guance, gola e occipite nero profondo mentre la zona circostante, cioè collo e petto sono giallo carico. Mentre nel Fischeri in funzione della inibizione delle melanine provocata dalla mutazione ino, siamo indotti a pensare di trovare sotto il colore originario bronzo, come del resto troviamo, il pigmento arancio rosso che interessa anche tutta la zona circostante. Se osserviamo, invece la testa del Personatus verde apparentemente non viene rilevato altro colore e siccome tutta la zona circostante è gialla potremmo pensare che, a causa della stessa spinta mutagena, anche sotto tutta la calotta nera del Personatus dovremmo trovare del pigmento sostanzialmente giallo. Ciò non è esatto, in quanto, nelle barbule delle piume del capo e, comunque, in tutte quelle presenti nella zona interessata da pigmento melanico, insiste  psittacina di colore arancio-rosso e pertanto sotto il cappuccio nero del Personatus troveremo pigmento rosso ma in concentrazione limitata e diradata. Un’altra indicazione ci viene fornita dal tipo di espressione della melanina del cappuccio che ad un’attenta osservazione risulta essere, per cosi dire, “calda”. Il così definito nero “caldo” è una tipica manifestazione cromatica dovuta o ad un’associazione di melanina nera e rossa (le melanine non sono sempre nere e brune) oppure nera e bruna oppure ancora, nera con pigmento rosso non melanico (psittacofulvina). Quest’ultimo caso è il nostro.

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Personatus Blu e Verde, già, da queste immagini comparative del cappuccio, si può osservare che il nero del P. Blu è diverso da quello del P. Verde nel senso descritto nel testo.

Per completare questo accenno e per capire meglio la differenza del tipo di nero percepita dai nostri occhi vi invitiamo ad osservare la melanina del cappuccio della mutazione blu; essa è caratterizzata da un’espressione melanica “fredda”, desaturata causata dal fatto che le melanine si esprimono su di uno sfondo depigmentato (bianco). Questo tipo di nero viene genericamente chiamato nero freddo. 

Per quanto sopra esposto quindi è possibile affermare che oggi il Fischeri si trova in condizioni di vantaggio rispetto al Personatus in quanto a tipicità, poiché, gli allevatori hanno preferito, in anni recenti, come detto in precedenza, la mutazione lutino del primo e quindi si sono impegnati a selezionarlo meglio e con più costanza. Il Lutino del Personatus, di contro, avendo avuto meno estimatori anche a causa della sua relativa rarità ha subito accoppiamenti più recenti con il Lutino del Fischeri determinando di fatto inquinamenti genofenotipici abbastanza importanti che ne hanno stravolto la tipicità. In effetti è di gran lunga più allevato il Fischeri lutino rispetto al Personatus lutino, quasi assente nelle mostre e raro negli allevamenti.Si ritiene, pertanto, che sia questo uno dei motivi per cui il Personatus lutino veramente tipico sia relativamente raro mentre molti individui che vengono ceduti per tale hanno evidenti segni di “meticciamento” con il Fischeri ereditandone di fatto ancora un inquinamento cromatico che si può ridurre notevolmente solo attraverso una costante selezione all’interno sempre della specie. Per fare ciò è indispensabile ricorrere a soggetti estremamente tipici, senza, per altro, fare uso di accoppiamenti con soggetti che presentano manifestazioni fenotipiche non al meglio.

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Le marcate differenze della zona del sottogola ed alto petto tra Personatus Verde e Fischeri Verde. È soprattutto la distribuzione del pigmento arancio rosso che connota tanto di più il Fischeri rispetto al Personatus

Un’altra annotazione va riferita alla tendenza di selezione del Personatus Verde, ormai consolidatasi, che é richiesto con il collarino sempre più giallo e senza inquinamento arancio e, pertanto, in conseguenza di ciò, anche nella mutazione lutino dovrebbe conservare questa caratteristica che se manca é sicuramente il risultato di accoppiamenti tra soggetti non tipici e che verrà trasmessa nel patrimonio genetico della propria discendenza. In particolare essa va riferita alle zone di demarcazione abbastanza nette dal rosso al giallo. Particolare attenzione va fatta al codrione delle due specie, infatti, se quello del Personatus ancestrale è verde, con la sottrazione del colore strutturale blu della mutazione ino, non può che diventare giallo e per la precisione “giallo con leggerissime soffusioni di base bianche”.

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I due codrioni di soggetti di colore ancestrale messi a confronto.Quello del Personatus è completamente verde mentre quello del Fischeri a dx è cobalto.

Il codrione del Fischeri nella sua forma ancestrale, invece, risulta cobalto e pertanto a causa della sottrazione del colore dovuto alla componente strutturale blu causata dalla mutazione ino non può che essere bianco e per la precisione “bianco con leggerissime soffusioni di base gialle”. Queste due caratteristiche, quasi opposte direi, sono quelle trascurate per molto tempo e che hanno a lungo ingenerato equivoci e malassortimento delle coppie. Basta, infatti, solo questa differenza a far capire quale matrice genotipica abbiano i soggetti dell’una e dell’altra specie. Un Personatus lutino con il codrione bianco non sarà perciò un Personatus geneticamente puro come non lo sarà un Fischeri lutino con il codrione completamente giallo. Sono queste ultime, evidentemente, caratteristiche non pertinenti a seguito dell’azione mutagena ino con le peculiarità specifiche delle rispettive specie di appartenenza che se manifestate in tale maniera denota inequivocabilmente inquinamento.

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Codrione del Personatus lutino ed accanto a dx quello del Fischeri lutino. Si può notare in quest’ultimo la zona bianca presente sia nel codrione che nell’estremità delle timoniere

Accoppiamenti

I soggetti da selezionare per gli accoppiamenti sono sempre quelli che possiedono la massima tipicità ovvero quelli che esprimono al meglio le caratteristiche del tipo e questo per evitare che eventuali difetti si possono ripercuotere sulle generazioni successive. Il sottoscritto é un convinto assertore del fatto che i soggetti mutati e non solo gli ino, in linea di massima, dovrebbero essere accoppiati sempre e comunque con il tipo base, da cui é sempre meglio non allontanarsi troppo.

Quindi é sicuramente prudente ed opportuno effettuare accoppiamenti col il verde, ma anche con il verde scuro e l’oliva in quanto i fattori di iscurimento non interferiscono con la mutazione lutino essendo quest’ultima epistatica nei loro confronti. Così facendo si otterranno, in entrambi i sessi, solo soggetti portatori di lutino a cui seguiranno gli accoppiamenti:  Lutino x /portatore o /portatore x /portatore per ottenere in diverse percentuali i soggetti lutino. Ottenuti questi, una parte andrebbero riaccoppiati con linee pure di ancestrali per ottenere dei portatori di ino di prima generazione e cosi avanti. Alcuni allevatori sostengono che i migliori Lutino si ottengano da accoppiamenti effettuati inserendo i Diluiti, in quanto, questa mutazione  crea soggetti già depigmentati e quindi il Lutino ottenuto è più “pulito”. Nel sottolineare che il soggetto diluito è interessato da una mutazione anch’essa recessiva e situata nello stesso” locus” (ino) del lutino è sempre controindicato accoppiare tra loro questi soggetti il cui unico risultato sarebbe l’ottenimento di colori intermedi.

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Esemplare di Fischeri Diluito

E’ possibile, ma non provato, che la pulizia del mantello possa essere effettivamente maggiore ma, nel contempo, è quasi certo che aumenti la possibilità che si perda la carica e l’intensità cromatica  del giallo, che al contrario si vuole massima; per non parlare della struttura che potrebbe anch’essa risentirne, nel senso di riduzione della taglia. Si consiglia, quindi, di effettuare gli accoppiamenti come già consigliato in precedenza e se proprio non si vuole evitare è bene ancora ricordare che accoppiamenti in purezza (lutino x lutino) sortiscono l’effetto di produrre individui relativamente deboli e poco resistenti. E’ altresì superfluo raccomandare di non accoppiare il Lutino con altre mutazioni come per es. la mutazione Ali Grigie ecc. in quanto si danneggerebbero a vicenda. Il Lutino Personatus  e Fischeri, infine, se accoppiati con la rispettiva serie dei Blu darà vita con opportuni riaccoppiamenti agli Albini, ma questa è un’altra storia che vedremo in un altra puntata. Vista la penuria dei Personatus lutino molti allevatori stanno percorrendo a ritroso il percorso accoppiando i Personatus albino con i Verdi e poi naturalmente procedere ad accoppiamenti fra verdi portatori di ino e così via. Certo non è il metodo più ortodosso ma non avendo soggetti puri ci si costruisce un nuovo ceppo stando molto attenti al sottogola ed alto petto che lo ricordiamo non devono presentare intrusioni di rosso alcuno. A seguire riportiamo i nuovi standards di giudizio dei Lutino Personatus e Fischeri che la Commissione Tecnica O.P. ha pubblicato di recente ed attualmente in vigore. Questi nuovi criteri mi trovano in leggero disaccordo peraltro manifestato in una riunione congiunta e dove lo scrivente rappresentava, in quell’occasione, anche il Club degli Agapornis. Devo comunque annotare, alla fine, la disponibilità da parte della Commissione Tecnica ad accogliere in parte le istanze presentate. Si trattava principalmente della definizione del colore del cappuccio degli ancestrali (verdi) dei Fischeri che in una prima stesura figurava rosso e successivamente, a seguito di lungo dibattito, cambiato in rosso arancio. Come riferito ampiamente nel testo il mutato Lutino è essenzialmente un Verde senza la componente del colore strutturale e melanico e pertanto appariranno le sole psittacofulvine, in questo caso gialle, e lo stesso identico colore che appare nel cappuccio del Verde che è appunto arancio rosso. Pertanto, se nello standard del Verde il colore è stato modificato da rosso a rosso arancio anche in quello del Fischeri lutino dovrebbe essere così. Purtroppo, senza voler ricorrere ad argomentazioni scientifiche a supporto di quanto sostenuto, ma solo riferendosi alla logica tale dovrebbe essere ma è risaputo che, alcune volte, anche una deduzione per semplice logica non trova facile dimora nelle menti umane, fatto salvo naturalmente, nei casi che si tratti di refuso o dimenticanza.

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Chiara demarcazione melanica della zona facciale del Personatus Verde. Nella mutazione Lutino l'assenza di pigmento melanico evidenzia le psittacofulvine arancio-rosse che ne prendono il posto nelle stesse zone.

A. Fischeri lutino

Fronte e guance rosso (?), nuca e posteriore del collo rosso-arancio degradante in giallo verso il dorso, gola e petto rosso-arancio più chiaro verso il petto. Dorso ed ali giallo dorato (?) uniforme. Ventre e fianchi giallo dorato. Remiganti bianche con vessillo esterno soffuso di giallo. Timoniere centrali (n.2) gialle. Timoniere laterali (n.10) gialle con zona rosso centrale seguita da striature bianche a tre quarti della lunghezza, apice bianco. Codrione bianco. Becco rosso corallo. Cera bianca. Occhio rosso chiaro con pupilla rossa. Largo anello di pelle nuda intorno all'occhio. Zampe e dita carnicine. Unghie color avorio rosato.

A. Personatus lutino

Fronte, guance, nuca e gola rosso arancione il colore non deve estendersi al petto e al posteriore del collo, in pratica la zona nera dell’ancestrale diventa rosso arancione nel lutino. Dorso ed ali giallo dorato uniforme. Petto, ventre e fianchi giallo dorato (?) un po’ più pallido. Remiganti bianche con vessillo esterno soffuso di giallo. Timoniere centrali (2) gialle. Timoniere laterali (10) gialle con zona arancio centrale e fascia bianca a tre quarti della lunghezza, apice giallo. Codrione giallo con leggerissime soffusioni bianche. Becco rosso corallo con base bianco rosata. Cera bianca. Occhio rosso chiaro. Largo anello perioculare di pelle nuda intorno all’occhio con leggera ellisse verso la nuca. Zampe e dita carnicine. Unghie color avorio rosato.

Dopo aver letto questi standards vorrei rimarcare la inadeguatezza della definizione della tonalità del giallo che viene ancora definita “dorato”. A tal proposito riporto quanto avevo scritto in una missiva inviata alla CTN proprio su questa ipotesi: “La definizione del colore “giallo dorato” non è adeguato a identificare il reale colore del mantello. Infatti, con il termine dorato o meglio “giallo oro” normalmente si identificano le qualità riflettenti di un colore giallo particolare che, nel nostro caso, non sono caratteristiche del tipo di giallo della mutazione lutino. Anche senza le caratteristiche riflettenti, tale colore, nella sua espressione “piatta”, non sarebbe possibile adattarlo alle caratteristiche manifestate dal lutino. Sarebbe oltremodo opportuno indicarlo con il solo termine giallo. A questo proposito si consiglia di consultare la scala cromatica RAL che identifica come “Giallo traffico” cod. 1023  il colore che riteniamo più adeguato per una sua corretta identificazione mentre, di contro, si potrà osservare che il colore “Giallo oro” cod. 1004 non rappresenta la reale tonalità cromatica richiesta. Si allegano di seguito i campioni della scala cromatica RAL dei gialli dove si nota, pur con i limiti della rappresentazione di stampa non perfettamente realistica, la sensibile differenza evidenziata in precedenza.”

La scala RAL a cui si faceva riferimento è la 841 GL Classic da me ritenuta la più adatta ad una comune piattaforma cromatica da poter utilizzare come scala di riferimento dei colori applicabili a quelli degli uccelli. Sono perfettamente consapevole che questa scala cromatica non nasce per i colori espressi dagli uccelli ma le altre esistenti, Pantone, RGB ecc., mi sembrano meno adattabili ed adeguate. Sappiamo peraltro  che questa esigenza è particolarmente sentita nel mondo scientifico per cui in più parti del mondo si stanno effettuando degli studi per adottare una unica scala cromatica condivisa da tutti ed a cui tutti possano fare riferimento. Attendiamo con ansia questa determinazione ma, in attesa, è necessaria una scala cromatica guida e questa, a mio parere, anche temporaneamente, può essere la RAL. Oltre a quello dei pappagalli dove, vista la molteplicità di colori posseduti, risulta il campo di applicazione più importante, anche nel settore dei Canarini si sta rivelando decisiva e strategica e viene già da qualche tempo utilizzata allorquando si debba fare riferimento ad una tinta che possa essere compresa e visionata da tutti. La casa madre RAL pubblica le diverse scale cromatiche aggiornandole costantemente e facilmente consultabili anche sulla rete sul sito www.ralcolor.com/.


Gianni Matranga

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