Gestione tecnica di allevamenti amatoriali di Uccelli

Tecniche di allevamento

Testo e riproduzioni grafiche: Gianni Matranga

 


 


A seguito di costanti visite ad allevamenti sparsi su tutto il territorio italiano e dalla constatazione,  nella maggioranza dei casi, di una permanente cattiva sistemazione del locale oltre che da carenze igieniche dovute da trascuratezza, ma anche da cattivi odori causati dal ristagno d’aria od al contrario di eccessiva esposizione a correnti d'aria, abbiamo sentito l’esigenza di proporre alcune soluzioni atte a risolvere queste comuni problematiche. Senza avere la presunzione di voler sistemare le cose con un articolo, ciò che segue vuole essere, come sempre nella mia interpretazione, un piccolo contributo ad una maggiore conoscenza delle relazioni bio-fisiche che si manifestano anche negli allevamenti e che possono servire, se conosciute ed applicate correttamente anche con l’ausilio di interventi correttivi artificiali, ad ottenere un miglioramento delle condizioni attuali degli allevamenti.

Tutto ciò anche nel rispetto di una conduzione ellevatoria che rispetti il benessere animale attraverso una accurata determinazione e predisposizione dell’ambiente ove andremo a collocare i nostri uccelli ricreando quanto  più possibile un habitat naturale o ,meglio, ridurre quanto più possibile le differenze fra quest’ultimo ed i locali di allevamento. Il benessere animale, entrato prepotentemente ormai nelle fondamentali regole della detenzione di qualsivoglia animale, è l’obbiettivo che ci dobbiamo porre come punto di partenza ma anche di arrivo. Esso è lo stato in cui si trova un individuo in relazione al suo ambiente e da esso che muovono i passi per la corretta interpretazione dell’ambiente dove avremo intenzione di istallare il nostro allevamento, piccolo o grande che sia, con intenti amatoriali o con scopi anche di produzione di reddito. Ed alla fine prodotti tutti gli sforzi necessari alla sua determinazione verificheremo che ciò risponde alle esigenze dei nostri ospiti solo attraverso quei parametri che ci fanno capire che abbiamo raggiunto l’obbiettivo iniziale; creare un equilibrio stabile di benessere ambientale che si riflette immediatamente sulla salute dei nostri amici alati attraverso molteplici azioni.

Dovremo pertanto verificare che :

  •  l’aspettativa di vita non si sia ridotta
  •  la crescita e le funzioni riproduttive siano migliorate
  •  non vi siano costanti e ripetute presenze di traumi e ferite
  •  si noti una maggiore resistenza alle malattie
  •  non vi siano comportamenti anomali rispetto a quelli conosciuti

In natura, infatti, l’ambiente è un complesso di condizioni fisiche e biologiche a cui si trovano soggetti gli esseri viventi e che direttamente od indirettamente provoca variazioni alle quali si adattano gli animali per poter vivere. L’ambiente, convenzionalmente, viene determinato da condizioni fisiche: acqua, terra, temperatura, precipitazioni ecc.. e da condizioni biologiche: cibo, interazioni con altri esseri viventi, parassitismo ed altri.

Quando si impianta un allevamento, anche se inconsapevolmente,  non si fa altro che ricostruire artificialmente l’habitat in cui dovranno vivere e riprodursi i nostri uccelli. Ne consegue che, quanto più stabile sarà l’ambiente creato (equilibri fra le varie condizioni espressi in precedenza), tanto migliore sarà lo stato di vita animale (ciclo riproduttivo, fertilità, muta, canto ecc..). Dopo questa breve ma essenziale premessa, diremo che i locali più idonei all’allevamento saranno quelli dimensionati, attrezzati e costruiti secondo le esigenze dell’allevamento stesso, tenuto conto delle specie animali da introdurre e, se di tipo amatoriale, localizzati nelle proprie abitazioni o nelle vicinanze di esse. Purtroppo la stragrande maggioranza degli allevatori non è così fortunata e ci si accontenta di quel che si ha ed in questo tipo di locali si adattano le proprie esigenze, il più delle volte surdimensionate  in rapporto alla capienza  tollerata e sopportata. La tentazione di mettere una coppia in più è sempre una realtà costante.Quanto segue vuole essere, per quanto è possibile, una guida non certo rigorosissima, per adeguare il proprio allevamento adattandolo al meglio all’ambiente disponibile.

 Senza voler approfondire eccessivamente questi concetti vogliamo ora introdurne degli altri, quali quelli biologico-ambientali, che a nostro parere risultano essenziali per far comprendere poi meglio l’aspetto principale del problema. In un ambiente chiuso ove si trova concentrato in maniera stabile un certo numero di animali, con il passare del tempo si crea una condizione che prende il nome di “Microboismo ambientale” di cui nessun allevamento è esente. Questo non rappresenta altro che la concentrazione o carica microbica presente in quell’ambiente, e tanto sarà maggiore il numero dei soggetti presenti, tanto più alta sarà la concentrazione batterica risultante, con evidenti pericoli e condizionamenti per la salute dell’allevamento perchè basta un piccolo elemento scatenante per rendere patologico ciò che era prima fisiologico.

Il concetto di “Territorio”, riferito ad una coppia, ovvero allo spazio minimo vitale entro il quale la stessa non subisce disagi o stress garantendone un minimo benessere è quell’elemento o componente fisica che ci permette di costruire al meglio il luogo di permanenza dei nostri animali.

Un dato, infatti, che ci deve fare sempre riflettere è che, in percentuale, i novelli per coppia saranno tanti di meno quanto più alto sarà il numero di coppie presenti nel locale, oltre quel numero massimo ammissibile o tollerabile. Inseriti questi due concetti, ci rivolgiamo ora ai numeri che ci esprimeranno in valori quanto fin qui illustrato per giungere ad una migliore e corretta determinazione fisica dell’ambiente d’allevamento che costituisce, poi, il dato di partenza per le altre operazioni. Considerando in 1.50 mc [1] lo spazio minimo vitale per ogni coppia dividiamo i metri cubi disponibili dell’ambiente per questo valore e troveremo, in teoria, il numero massimo di coppie da utilizzare in quel locale. Dicevamo in teoria; infatti a complicare le cose vanno considerati altri fattori discriminanti, come esposizione e quindi la temperatura, umidità, aperture più o meno piccole e quindi ventilazione precaria con ristagno d’aria ed altro ancora. Quanto segue infatti non può essere considerata una regola assoluta e certa ma solo orientativa per la presenza di molte variabili non sempre con effetti sovrapponibili e quindi di difficile determinazione. L’inquinamento dell’aria all’interno dei locali di allevamento è la conseguenza diretta della presenza degli animali con le loro attività fisiologiche, di metabolismo e di traspirazione alle quali va aggiunto sovente fumo, esalazioni di varia natura, concentrazioni di polveri, con evidenti effetti nocivi per la salute degli stessi animali ed anche per l’uomo.

Quindi bisogna cambiare l’aria tante volte per evitare quella concentrazione batterica e di inquinanti capaci di veicolare malattie. La sostituzione dell’aria inquinata in un locale può avvenire sostanzialmente in due modi: uno naturale, ovvero attraverso l’apertura di finestre od aperture in genere, un secondo artificiale, impiegando un aspiratore. Le due soluzioni hanno quasi lo stesso risultato; ma la prima comporta effetti sicuramente indesiderabili sopratutto nella stagione invernale: esposizione alla corrente d’aria fredda immessa con rapidità nei locali e  conseguente brusco raffreddamento con rischio per la salute degli uccelli a causa del repentino passaggio da locali eventualmente riscaldati, all’ambiente raffreddato. Risulta sicuramente più adeguata alle nostre esigenze la seconda soluzione, cioè dotando il proprio allevamento di un apparato di espulsione forzata, con ricambio dell’aria e quindi ossigenazione dell’ambiente, che andrebbe a compensare i disagi rappresentati in precedenza, al fine di migliorare la qualità della stessa aria negli ambienti chiusi, regolandone l’immissione in maniera graduale e progressiva. Passiamo ora dalla teoria descrittiva alla pratica progettuale e realizzativa mediante il calcolo delle dimensioni fisiche necessarie e la scelta e collocazione degli apparecchi adeguati alle nostre esigenze.

Per arrivare a formulare delle risposte bisognerà innanzitutto procedere alle misurazioni dei locali e calcolarne il volume; per far ciò applicare la semplice formula: lunghezza x larghezza x altezza =  mc (per locali comunicanti si calcoli il volume totale). Lo scopo è quello di arrivare a calcolare la portata d’aria minima necessaria a ricambiare il locale oggetto dell’allevamento. Si applica la formula:portata d’aria aspirazione = mc locale x numero ricambi d’aria. Il numero dei ricambi aria/ambiente necessari varia in funzione della destinazione d’uso dei locali, che per le nostre esigenze specifiche dovrebbe essere intorno ai 10 ricambi/ora (vedere tab. fig.1).

   FIg 1 – Tabella comparativa ricambi d’aria/ora per ambiente

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(1) -  Con 8 ricambi d’aria orari, od anche meno, si  ottiene l’eliminazione dell’inquinamento causato da persone occupanti

(2) -  Dove si fuma il numero di ricambi deve essere raddoppiato

Cerchiamo  di rendere ancora più comprensibile e pratico il tutto con un esempio. Facciamo il caso di un locale largo 4 metri, lungo 6 ed alto 3:

  4 x 6 x 3 = 72 mc (volume)

 72 : 1,50 = 48 (coppie max da utilizzare)

 72 x 10 = 720 mc/h (portata d’aria dell’aspiratore)

Ecco le prime risposte:

  1. si potranno collocare all’interno di questo locale 48 coppie;
  2. Bisognerà scegliere un apparecchio in grado di erogare in aspirazione (interno>esterno) almeno 720 mc/h.

Sappiamo che l’aria calda tende a salire in alto portando con se la polvere, pulviscolo e quindi batteri ed altri microorganismi presenti in essa.

Ne consegue che la collocazione ideale del ventilatore dovrà essere in alto, all’incirca 50 cm dal tetto e preferibilmente al centro della parete o vetrata che si è deciso di utilizzare (fig. 2)

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Fig. 2 - Posizionamento verticale di estrattore e bocca di entrata dell’aria con griglie

Prima di istallare l’apparecchio è essenziale verificare l’esistenza o la possibilità di creare un apertura attraverso la quale possa essere convogliata dall’esterno tanta aria fresca quanto ne viene espulsa con il ventilatore. Questa apertura deve trovarsi idealmente in basso vicino al pavimento e nella parete opposta (fig.3).

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Fig. 3 – Corretta sistemazione con ventilazione da parete a parete e ricambio completo d'aria    
     

Se esistono già delle aperture ci si premurerà di lasciarne solo una preferibilmente nella posizione descritta in precedenza, le rimanenti verranno sigillate in maniera da non permettere l’ingresso dell’aria se non attraverso di quella calcolata e prevista, al fine di assicurare una ventilazione omogenea in tutto il locale

Un aspiratore crea, nell’ambiente ove è collocato ed una volta avviato, una depressione che è causa dell’espulsione dell’aria presente che richiama, a sua volta, aria esterna dalle aperture disponibili per compensare l’estrazione.

Se vi saranno quindi due o più aperture, l’aria penetrerà in quantità maggiore da quella più vicina al ventilatore, di conseguenza il ricambio sarà parziale e non uniforme nel locale (fig.4).

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 Fig.4 – Errata sistemazione con estrazione parziale d’aria non omogenea e forte turbolenza nei pressi dell’aspiratore   



In particolare sarà eccessiva e dannosa in prossimità del punto di estrazione, poiché creerà correnti d’aria nocive agli uccelli; insufficiente o scarsa nel resto dell’ambiente. E’ essenziale quindi perché un sistema di estrazione forzato sia efficace, che esso sia strettamente dimensionato e strutturato in funzione degli ingressi e delle uscite dell’aria. Sarà infatti, tanto più efficace quanto sarà in grado di immettere aria fresca in tutti i punti della stanza.

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 Fig.5 – Errata sistemazione con estrazione parziale                  Fig. 6 - Corretta sistemazione con ventilazione

  e vasta zona non ventilata                                                           da parete a parete  ed estrazione completa

A questo proposito diremo che le condizioni di cui sopra, in alcuni casi (locali lunghi, stretti od articolati in più direzioni) sono meglio soddisfatte da una istallazione di più apparecchi di minori dimensioni anziché da uno solo di grande portata d’aria come evidenziato dalle figure 5 e 6, la cui portata d’aria complessiva sarà data dalla somma di quella dei singoli aspiratori (tutti uguali).

Per quanto riguarda l’apparecchio, consiglio acquistarlo di marca nota sul mercato, con isolamento in classe 2a ed approvazione IMQ (Marchio di qualità internazionale); con scatola comandi separata e dotata di reversibilità e variatore di velocità, molto utile a seconda delle stagioni. Alcune marche più prestigiose hanno il telecomando a raggi infrarossi che comanda e regola a distanza tutte le funzioni.

Consiglio ancora automatizzare le funzioni mediante l’applicazione di un orologio temporizzatore elettrico (timer), che assicurerà i ricambi d’aria necessari con regolarità anche in vostra assenza.

Un ultimo accenno riguarda il foro d’entrata. Dovendolo praticare si ricordi di calcolarne la sezione minima in relazione alla portata di uscita dell’apparecchio (almeno 1,5 – 2 volte la superficie del foro d’uscita dell’aspiratore), di collocarlo in basso e dotarlo, magari, di un deviatore di flusso che ne regoli l’immissione d’aria dirigendola verso il pavimento o in alternativa applicando una griglia a lamelle regolabili non dimenticando, altresì, di istallarvi una rete di protezione contro le zanzare.

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  Foro di entrata con deviatore di flusso

                                               

Consapevole che la stragrande maggioranza di noi allevatori non dispone di spazi adeguati ed ideali come abbiamo descritto soprattutto per la corrispondenza dei fori, nella fig. 7 vi è rappresentato un grafico di possibile soluzione allorquando il foro di entrata si trova in una parte qualsiasi della parete.

Come dimostra la figura, basta collegare dei tubi in PVC in maniera tale da portare, sempre e comunque, il foro di immissione dell’aria esterna fino alla metà della parete opposta il foro di uscita con le modalità in precedenza descritte.

                                                                                      

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Fig. 7 – Corretta istallazione con tubi in PVC con traslazione della bocca di entrata

Quello fin qui illustrato è uno degli espedienti correttivi o, se volete compensativi, che permettono insieme ad altri, di cui ci occuperemo in successivi articoli, di determinare al meglio delle nostre possibilità l’habitat migliore. Con esso infatti si possono migliorare di molto le condizioni che nella maggior parte degli allevamenti italiani sono presenti costituendo un punto di criticità e di pericolo per la salute di tutto l’allevamento. Nulla può imitare alla perfezione la natura ed il suo ambiente, ma con piccoli interventi ed accorgimenti come quelli fin qui descritti e suggeriti, unitamente agli altri che andremo a proporre in seguito, potremo sicuramente migliorare la salute del nostro piccolo fantastico “ambiente naturale domestico”.

Importanti precisazioni: a proposito della determinazione dei metri cubi necessari alla vita in cattività degli uccelli (minimo vitale), non esiste naturalmente un regola certa, ne ci sono indicazioni precise dettate da leggi o regolamenti, almeno fino ad ora. Tuttavia su indicazione di una informativa dell’I.F.S. (Istituto della Fauna Selvatica) al Ministero delle Politiche Agricole venivano fatte alcune considerazioni sulla stabulazione degli animali da richiamo nelle gabbie facendone discendere un metodo orientativo che tiene in considerazione l’apertura alare dei soggetti, la possibilità di nutrirsi agevolmente e l’espletamento delle funzioni fisiologiche. Senza entrare nei dettagli, viene concluso che, oltre al dimensionamento delle gabbie, può esprimersi in 26 dmc lo spazio consigliato per il mantenimento di una coppia di uccelli di dimensioni medie (15-16 cm lunghezza, 30 – 35 cm di apertura alare).

Il dato utilizzato in questo articolo per il calcolo delle coppie massimo da utilizzare, viene riferito ad un volume generale e non a quello della somma dei volumi occupati dagli alloggiamenti (gabbie o voliere).

Naturalmente deve essere tenuto presente che le coppie riproducendosi incrementano il numero dei residenti in quel volume e pertanto i piccoli nati da queste coppie residenti dovranno di seguito essere preferibilmente collocati in locali ed aree diverse da quelle di nascita evitando così una concentrazione troppo alta di soggetti che rimetterebbe tutto in gioco dai calcoli della potenza aspirata al numero di individui max ed ad altri

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Nella prima parte abbiamo descritto come dover operare per determinare il miglior ambiente artificiale in funzione dei locali disponibili ed attraverso l’ausilio di apparecchiature atte ad estrarre l’aria viziata ed il calcolo dei soggetti al massimo da poter collocare in essi. Oggi continueremo ad esaminare questi aspetti sempre comunque rivolti ad ottenere il miglior ambiente possibile per il massimo benessere animale raggiungibile. Descriveremo quali sono quegli strumenti che a noi appaiono indispensabili  ed anche quelli ritenuti superflui od inutili. In particolare ci occuperemo degli deumidificatori, riscaldatori, ozonizzatori, ionizzatori ed alba tramonto. Mentre per il ricambio d’aria, già esaminato nella prima parte, l’applicabilità della tecnica è valida tutto l’anno, in inverno come per l’estate, altri ausili, come il deumidificatore/umidificatore od il riscaldamento, rappresentano risposte temporanee a problemi contingenti. L’utilizzazione, naturalmente, dipende anche dalle aree geografiche dove insistono gli allevamenti e dalla loro esposizione, dalla vicinanza con grandi masse d’acqua (mare, laghi e fiumi) e dall’altitudine. Senza volermi addentrare troppo su questi discriminanti, non sfuggirà certo a nessuno che abitare vicino ad un lago o fiume aumenta di molto il tasso medio di umidità o l’altitudine che provoca, per esempio in periodi primavera-autunno, escursioni termiche importanti (differenza fra temperatura del giorno e della notte). Chi si trovasse in queste condizioni abbastanza particolari, probabilmente, avrà bisogno dell’aiuto degli apparecchi per deumidificare e/o riscaldare al verificarsi di situazioni rischiose per la permanenza dei soggetti in allevamento ma sopratutto per la loro riproduzione. Questo periodo, infatti, particolarmente importante e delicato per l’andamento del nostro allevamento, necessita di particolari attenzioni in quanto prevede dei limiti oltre i quali, per le nostre coppie diventa arduo riprodursi.  

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Schema del ciclo della deumidificazione dell’aria


Queste condizioni si riferiscono principalmente alla temperatura che non deve scendere  costantemente al di sotto dei 10-11° C e l’umidità relativa che non deve superare mediamente valori oltre il 75% e non essere a sua volta inferiore costantemente al 40%. Per quanto riguarda la temperatura è bene subito chiarire che quella minima riportata viene riferita alla condizione di incubazione perchè al di sotto di essa la temperatura corporea della femmina in cova non riesce a trasferire quella adatta allo sviluppo embrionale e pertanto vi è un rischio concreto che le uova abortiscono. Mentre per quanto riguarda lo stazionamento, i pappagalli adulti sopportano temperature anche al di sotto dello zero avendo anche l’ausilio dei nidi ove ricoverarsi all’occorrenza. In alcuni allevamenti sopratutto quelli al nord ed in particolari condizioni meteorologiche estremamente rigide alcune volte è necessario fare ricorso ad un riscaldamento artificiale dei locali. In questi casi è buona norma non utilizzare stufe che consumano ossigeno quindi a gas, legna o ad elementi a filo incandescente in quanto contemporaneamente al riscaldamento dell’aria posta all’interno dell’allevamento bisognerà prevedere a ricambiare una quantità di aria costante proveniente dall’esterno per compensare l’ossigeno bruciato con la combustione. Sicuramente meglio i radiatori ad olio elettrici o piastre radianti o riscaldamento con termosifoni riscaldati con il circolo d’acqua attraverso caldaie o, per emergenza, i termoconvettori. Qualunque sia il metodo utilizzato è opportuno tenere sotto controllo l’umidità del locale perchè il riscaldamento tende a deumidificare l’aria presente e pertanto dovrà essere posta nelle vicinanze di essi una fonte di umidificazione rappresentata da una ciotola colma d’acqua od altri contenitori in porcellana o ceramica posti a contatto dei radiatori. Così facendo l’umidità sottratta dal calore viene restituita da questi contenitori con l’immissione di vapore acqueo nell’ambiente. Alcune volte quando vi è caldo secco, cioè con tassi di umidità relativa ridotti, è opportuno ripristinare i valori medi indispensabili. Per fare ciò si può ricorrere ad un apparecchio umidificatore o, meglio perchè più economici e pratici, mediante alcuni piccoli espedienti come quello di bagnare il  pavimento, nebulizzare l’aria con spruzzi d’acqua ed alcune volte anche gli uccelli. Ripetiamo che la giusta umidità è importante sopratutto nella fase riproduttiva. Vogliamo sottolineare comunque che quanto fin ora rappresentato viene riferito per casi limite, perchè nella maggior parte delle circostanze, la femmina sa bene come tenere alla giusta umidità le uova; l’importante che abbia a disposizione dell’acqua per bagnarsi le piume del petto, oppure del materiale fresco per imbottire il nido e non particolarmente secco (rametti, erba, fieno) che rinnoverà ogni qualvolta intenderà alzare il tasso di umidità del nido. Come condizioni di benessere sia per l’uomo che per gli uccelli l'umidità relativa dell'aria negli ambienti, dovrebbe variare da 35 a 65% mentre non dovrebbe mai essere superato il valore di 50% con temperature maggiori di 26 °C. Alcune volte con temperature più elevate di queste ultime e valori maggiori del 50% di umidità vi è una percezione del caldo maggiore della temperatura effettiva che è dovuta appunto al tasso di umidità. Sia per il riscaldamento che per la umidità relativa dei locali si tenga presente che queste due componenti (caldo ed umidità) stazionano sempre nella parte alta dei locali. Questo dato ci deve indurre a non sviluppare in altezza il nostro allevamento in quanto troppe file creerebbero una sensibile differenza tra le prime e le ultime che avrebbero il maggior carico di caldo e di umido. Per purificare gli ambienti di allevamento perchè poco ventilati o perchè non si riesce ad impiantare un estrattore d’aria che possa provvedere al ricambio forzato dell’aria  vengono utilizzati apparecchi come l'ozonizzatore, il quale provvede a sterilizzare e disinfettare l'aria, eliminando eventuali particelle nocive, batteri, ecc. molto spesso associandolo con uno ionizzatore, il quale ha il compito di abbattere le polveri in sospensione

alt      Ozonizzatore digitale di una nota marca                

Per quanto riguarda il primo apparecchio possiamo dire che l’ozono prodotto reagisce con gli odori ossidandoli in composti innocui oppure in anidride carbonica. Lo ionizzatore attraverso l’emissione di ioni negativi riesce a purificare l'aria viziata e inquinata eliminando elementi inquinanti, quali: monossido di carbonio (CO) prodotto dal fumo di sigaretta, gas di scarico (ossido e biossido di azoto NO - NO2), fuliggine, spore, pulviscolo atmosferico, polline, batteri, polvere, virus, allergeni, acari, ecc. Risulta oltremodo chiaro che l’utilizzazione di questi strumenti può risultare utile solo in alcune condizioni precarie di ricambio di aria dei locali di allevamento. In condizioni normali di ricambio d’aria naturale o forzata direi che rappresentano un sovrappiù. Un piccolo accenno va fatto alla quantità e qualità di illuminazione artificiale dei locali. Molto spesso, infatti, la luce naturale che penetra in, questi luoghi è  insufficiente se non addirittura mancante a causa della natura stessa dei luoghi scelti (Box, scantinati, sottoscala ecc.). In questi casi il consiglio è di cambiare locale di allevamento, ma capisco bene che nella maggior parte dei casi  ciò non è possibile. Allora oltre agli ausili che abbiamo già descritto si deve pensare di illuminare a sufficienza i luoghi e sopratutto si devono utilizzare delle luci che abbiano determinate caratteristiche.

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Senza addentrarci troppo sulle caratteristiche della luce diremo subito che la luce migliore da utilizzare è quella definita solare o luce rosata che viene prodotta da alcuni neon particolari. I neon in commercio possono essere di diverso tipo sia per forma che per luce emessa. Le forme più comuni sono il tubo e le compatte (dette comunemente anche lampadine a risparmio energetico). Il neon a cui noi ci riferiamo è quello di forma tubolare chiamato True Light che possiede uno spettro molto simile a quello della luce naturale solare e riesce a far avere una visione dei colori ottimale anche in ambienti chiusi. In commercio ve ne sono modelli di tutte le grandi case costruttrici quali Philips, Biolux della Osram ed altre. Gli altri neon a luce bianca o fredda e le compatte a risparmio energetico sia a luce calda o fredda non servono al caso nostro e sopratutto quelli a luce bianca sono particolarmente controindicati se l’esposizione è lunga e costante. Naturalmente a causa dell’impossibilità di essere presente nei momenti opportuni bisognerà abbinare a questo sistema di illuminazione artificiale dei temporizzatori elettrici (timer) che accendono e spengono automaticamente l’impianto a loro volta affiancato da un apparecchio alba-tramonto di cui parleremo più avanti.La luce artificiale, con le sue caratteristiche, non è solo un aiuto per quei locali che hanno una illuminazione proveniente dall’esterno insufficiente o nulla. Con opportuni accorgimenti infatti ormai tanti allevatori riescono anche a riprodurre artificialmente il periodo fotoriproduttivo degli uccelli. Prima di elencare le varie motivazioni che li inducono ad adottare questo metodo vogliamo richiamare l’attenzione di chi ancora non lo sapesse che la riproduzione degli uccelli è condizionata dalla luce (fotoperiodo) che ne stimola gli apparati riproduttivi.In natura, infatti, come è noto a tutti, con l’avvicendarsi delle stagioni variano anche le ore di esposizione di luce; questa differenza porta dei cambiamenti biologici tali da indurli a riprodursi e successivamente anche a mutare il piumaggio. Il calore è solo determinante per le temperature di cova e non per altro. Basterà pertanto aumentare l’esposizione alla luce artificiale per vedere i nostri uccelli raggiungere una forma amorosa ottimale e prepararsi alla riproduzione anche in periodi inusuali per loro in natura. Naturalmente ci preme sempre puntualizzare che la riproduzione affidata ai ritmi imposti dalla natura e dalle stagioni in particolare, sarebbe quella da seguire. Lasciando finestre ed aperture spalancate alla luce naturale vedremo che i nostri uccelli, seguendo il ritmo normale, entreranno in vigore amoroso ai primi giorni di marzo e resteranno in amore fino alla fine di giugno ed oltre. Proprio questo a molti allevatori che hanno scopi sportivi, comporta alcuni problemi. Quelli di tipo fisico li abbiamo già elencati ma li ripeteremo riassumendoli in questi:

  • Normalmente in Italia la stagione delle mostre inizia a fine settembre e pertanto per quel periodo pochissimi giovani avranno terminato la muta.
  • Gli orari di lavoro e gli impegni personali e familiari che vengono rapportati alla luce naturale non sempre coincidono con gli orari e le esigenze del nostro allevamento.
  • Non tutti gli allevamenti sono dotati di finestre, vetrate od aperture adeguate alla immissione di luce naturale, se non addirittura costretti ad allevare in locali senza finestre.
  • I maschi e le femmine dovranno godere contemporaneamente della medesima esposizione alla luce per essere pronti allo stesso momento alla riproduzione, diversamente potremo avere la sgradita sorpresa di avere un gran numero di uova bianche alla prima covata.

Per ovviare a tutto questo molti, come dicevamo, anticipano le cove nei periodi autunno-invernali. Per fare ciò bisognerà aumentare gradualmente l’esposizione alla luce dei nostri uccelli attraverso un apparecchio che simula l’alba ed anche il tramonta. Regoleremo il tutto per assicurare luce per un minimo di 11-12 ore. Tempi di esposizioni inferiori diminuiranno l’accrescimento dei pullus in tempi ritenuti normali in quanto i genitori avranno meno tempo per nutrirli. Visto il larghissimo uso che ormai se ne fa, esistono in commercio tantissimi programmatori di luce normali e digitali monofunzione o multifunzione con possibilità di ispezione notturna, con fotocellula crepuscolare o manuale e così via. Ve ne sono alcuni che prevedono pure l’incremento giornaliero di luce  programmato e costante, così come pure la durata dell’alba e del tramonto. Normalmente ad essi si abbina una luce ad incandescenza perchè il meccanismo all’interno del programmatore agisce solo con tali lampade. Se i locali sono abbastanza lunghi è bene pensare di mettere più lampade onde provvedere a distribuire l’illuminazione in maniera più omogenea. Non dobbiamo mai dimenticare che gli animali in nostro possesso hanno diritto ad un benessere accettabile e con questi accorgimenti possiamo soddisfare questo presupposto. Tutto quanto illustrato sicuramente ha un costo di impianto e di esercizio ma è un costo che si ammortizzerà presto facendovi avere delle riproduzioni più numerose rispetto a prima e dando, nel contempo, una qualità di vita migliore a tutti i soggetti presenti in allevamento che è poi lo scopo primario che dobbiamo seguire. Meglio soggetti robusti e sani che molti di più gracili e facilmente preda di malattie.

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Razionale pannello elettrico che comprende i timer per la luce solare, il pannello comandi aspiratore anch’esso timerizzato ed il programmatore di luce alba-tramonto digitale

 

Passiamo ora in rassegna quali possano essere le migliori o le più idonee attrezzature per l’alloggiamento, lo stazionamento e la riproduzione ed altro ancora. La scelta delle attrezzature dipende in maniera diretta dalla tipologia di allevamento che vogliamo impiantare; allevamento in selezione condizionata, massale di gruppo od altro. Se abbiamo scelto un allevamento che preveda una selezione improntata su una rigida scelta delle coppie con metodo di esaltazione o per compensazione (consultare il libro I colori degli Inseparabili – selezione artificiale) allora dovremo dotarci di gabbie da cova singole. Queste dovranno avere dimensioni accettabili per le funzioni vitali e possedere delle caratteristiche di robustezza, facilità di accesso per le pulizie, cassetto di fondo estraibile per l’asportazioni delle feci e residui di cibo e dotato di una griglia che separi gli uccelli dal fondo ed essere costituiti da materiale non ossidabile perchè bisognerà spesso lavarle e disinfettarle.

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Da sinistra gabbia da cova in filo metallico zincato da 65cm con divisorio e  fondo estraibile, gabbia con filo metallico rivestito di plastica e con fondo dello stesso materiale, volieretta in filo zincato da 120 cm con divisorio

Le dimensioni minime per gli uccelli di piccola e media taglia (Canarini, Arricciati, Inglesi, Ondulati, Agapornis, Indigeni ed Esotici) variano da 50 a 65 x 35 x h 45 cm. Dopo lo svezzamento da parte dei genitori è poi opportuno separare i piccoli ed avviarli verso delle volierette da 90 x 40 x h 45 oppure quelle da 120 x 40 x h 50. Quest’ultima offre la possibilità di dividerla con un separatore per formare due gabbie per separare i piccoli di età diversa oppure per alloggiare due coppie oppure ancora per collocarvi una sola coppia e successivamente l’allocazione dei figli in una delle due parti con il padre. In questo modo la madre, che è già alle prese con la seconda cova, è lasciata tranquilla senza il fastidio che i piccoli la disturbino o peggio ancora rompano le uova entrando ed uscendo dal nido. Tutto questo naturalmente dipende anche dalla disponibilità di spazio in allevamento ma è senza dubbio una delle soluzioni migliori per la migliore riuscita delle covate successive. Il materiale generalmente usato per costruire queste gabbie è di filo metallico zincato a freddo che và preferito a quelle con rivestimento di plastica che verrebbe rosicchiato presto soprattutto dai robusti becchi dei pappagalli ed ancor meno quelle di legno per lo stesso motivo oltre al fatto che strutture in legno sono facile ricettacolo di acari e altri parassiti.

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Questa tipo di gabbia racchiude in se quelle caratteristiche che abbiamo scartato per i nostri Uccelli   

Le forme delle gabbie da preferire sono, senza dubbio, quelle a forma di parallelepipedo regolare a sviluppo orizzontale (maggiore dimensione prospettica), mentre sono da scartare quelle a sviluppo verticale di qualsiasi forma, peggio se arrotondate e/o con diverse volumetrie intersecanti o di altre forme bizzarre come pagode ed altre amenità simili. Non sono da utilizzare parimenti gabbie con fondi di plastica dura od  accessori interni appuntiti o sfilacci di corde che potrebbero fare impigliare le unghie. Non vanno riempite di dondoli od altri oggetti ritenuti, a torto, indispensabili per il gioco in quanto impediscono il regolare esercizio del volo. Disponendo di voliere adeguate potranno essere collocati in tali strutture ma ricordo che il passatempo ed il gioco preferito da tutti gli uccelli ed in particolare dai pappagalli è quello di scortecciare i rami; pertanto sono essi che, preferibilmente, andranno collocati in voliera. Le mangiatoie potranno essere esterne, oppure interne con razziere, mentre i beverini possono essere di svariate forme ma con il beccuccio a taglio basso e non stretto per permettere una facile assunzione del liquido. Antispreco ed anche più igienici sono quelli a goccia con stantuffo o con sfera rientrante derivati da quelli adoperati per i roditori.

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Alcuni tipi di beverini con beccuccio a taglio di capienza diversa a sx. Beverini a goccia con stantuffo e con sfera. Preferire quelli con le pareti colorate             

                                     

 I posatoi invece potranno essere in legno oppure in plastica rigata del diametro di 8–10-12  mm. e posti, stiamo parlando sempre di gabbie da cova, distanti fra loro e, nel caso di una gabbia da 65, in numero di due alla stessa altezza. Ciò permetterà balzi più lunghi ed in linea orizzontale che tonificheranno i muscoli.


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Posatoi in legno da 10 mm, da 12 e 8 mm in plastica rigata. Quest’ultimo più adatto ai canarini mentre i primi due sono adeguati per Ondulati e  pappagalli di medie dimensioni

Oltre alla tipologia della gabbia da cova singola, da preferire, vi sono pure le gabbie a batteria modulari con fondi estraibili o dotati di rulli di carta che scorrono sotto le gabbie. Sono normalmente forniti di separatori laterali e nel caso di quelle cosiddette all’inglese, sono aperte solo nel frontale.

                                       

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        Gabbie modulari in batteria con rotoli di carta

I nidi per gli uccelli in linea di massima di distinguono in esterni ed interni in funzione della collocazione nella gabbia e possono essere in legno, in ferro od altro materiale. Per i canarini ed altri uccelli di pari dimensioni, si usano normalmente quelli da collocare dentro la gabbia a struttura metallica all’interno dei quali va posto il nido vero e proprio di solito fatto di vimini o bamboo intrecciato. Sarà poi cura della femmina imbottirli di materiale solitamente composto da sfilacci di juta o peli di animale od ancora fili di cocco ed altro ancora in funzione delle specie allevate. I nidi in legno possono essere ad una o due camere in legno, di dimensioni variabili e mediamente 25cm x 16cm x h 18cm, il foro da 5 ÷ 6 cm di diametro posto verso l’alto e decentrato ed un piccolo posatoio sotto di esso. Il coperchio superiore dovrà essere incernierato per consentire l’apertura e l’ispezione. I ganci verranno posti anteriormente se andrà collocato all’esterno delle gabbie o volierette, nella parte opposta se il nido verrà posto all’interno. I nidi ancora possono essere posti sul frontale oppure lateralmente alle gabbie. Preferire sempre, se si può, la collocazione all’esterno in quanto facilita l’ispezione.

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Diversi tipi di nidi da sx: portanido interno, portanido e nido per esterno, nido per piccoli esotici, nido in bamboo per canarini

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                                  Nido in legno per cocorite, nido in materiale plastico per esotici, nido per Agapornis

Quando si collocheranno i nidi, le coppie incominceranno ad entrarvi per ispezionarlo se sono quelli di legno chiusi, e quindi sarà opportuno porre sul fondo, della segatura o materiale assorbente per evitare che lo imbrattino di feci. Anche sul fondo delle gabbie andrà deposto materiale assorbente come il tutolo di mais, o varie sabbie all’uopo composte e facilmente reperibili nei negozi specializzati od ancora cartoni assorbenti. Non utilizzate carta di giornali in quanto per la stampa si utilizzano derivati del petrolio e quindi tossici per ingestione. 

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  Gabbie modulari in batteria all’inglese per pappagalli di piccole e medie dimensioni

Per l’allestimento dell’imbottitura del nido chiuso in legno, meglio definiti cassette nido, possono essere messi a disposizione diversi tipi di materiale naturale come i rametti di salice, erbe prative verdi e secche, foglie di palme, fieno per conigli ed altro ancora; dipenderà dall’abitudine a servirsene dei pappagalli unita alle disponibilità del territorio ove si risiede (al sud è più facile reperire le foglie di palme mentre al nord è più facile avere rametti di salice). Tenere sempre a disposizione della femmina questo materiale per tutto il tempo della cova perchè essa lo porrà nel nido ogni qualvolta desidererà aumentare l’umidità all’interno. Durante la cova, intorno al quarto-quinto giorno dal secondo uovo è opportuno effettuare la speratura. Questa operazione viene effettuata mediante una fonte luminosa da porre accanto all’uovo per verificare l’avvenuta fecondazione dello stesso attraverso l’osservazione in trasparenza. Se le uova non dovessero essere gallate allora si provvederà a rimuoverle onde evitare una inutile incubazione e fatica alla femmina.

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                                                            Torcia per speratura con punta luminosa e flessibile

Avvicinate sempre la fonte luminosa all’uovo e non al contrario per evitare cadute accidentali fuori dal nido a causa della sua manipolazione. Per la pulizia delle gabbie, voliere e volierette in commercio vi sono tanti prodotti adatti, anche se consiglio di utilizzare prodotti a base di sali quaternari d’ammonio che hanno una azione altamente battericida. Ove non sia specificato chiaramente, saprete di trovare tale prodotto se nella composizione vengono indicati uno tra questi sali di ammonio: Benzalconio cloruro oppure Dimetil-benzil-ammonio-cloruro ed ancora Didecil-dimetilammonio cloruro ed altri. Naturalmente non vanno acquistati in associazioni con detergenti anionici ed in generale con saponi schiumosi. Non sono corrosivi, non provocano irritazione, sono inodore e non possiedono particolare tossicità ed hanno anche la capacità di cristallizzarsi e di riattivarsi con una rinnovata umidità. Oltre all’azione dei disinfettanti liquidi è opportuno affidarsi anche alla fiamma prodotta da cannello quando si preparano le gabbie per la nuova stagione riproduttiva. La fiamma, infatti, stana e distrugge la quasi totalità di parassiti che si annidano o depongono le uova nelle pieghe delle lamiere o all’interno delle molle ed altri angoli nascosti. Questa operazione va effettuata dopo aver tolto tutti gli accessori in plastica o materiale infiammabile oltre, naturalmente, agli occupanti. Effettuate la disinfettazione periodica delle attrezzature come beverini, posatoi, mangiatoie ecc. immergendoli in contenitori dove avrete diluito i prodotti a base di sali quaternari d’ammonio e facendoli sostare per un giorno e poi sciacquarli con acqua corrente. I sacchi dei semi, pastoncini ed altri alimenti non dovrebbero essere posti al contatto del pavimento, magari potranno essere adagiati sopra una pedana rialzata in legno che permetterà la pulizia agevole dei pavimenti e non trasmetterà di contro umidità alle sementi. Per chi desidera partecipare ai concorsi ornitologici è oltremodo opportuno dotarsi di gabbie tipo mostra dove andare ad alloggiare i singoli soggetti selezionati all’uopo. In questa maniera prenderanno confidenza con il tipo di gabbia che troveranno nelle mostre e si abitueranno anche alla ristrettezza dello spazio ed al contatto con le persone, cosa che permetterà ai giudici di esaminare con cura gli uccelli senza che questi svolazzino nervosi. L’irrequietezza è uno di quei parametri di cui il giudice tiene conto nella valutazione complessiva del soggetto.

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            Diverse tipologie di gabbie per esposizione che si adattano alle diverse razze che dovranno ospitare

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Allevamento in selezione con gabbie da cova con singole coppie e nidi esterni. Le gabbie, i nidi ed i beverini in questo caso  sono stati numerati


 

Per concludere viene consigliato di tenere un libro di allevamento dove annotare tutti gli accoppiamenti effettuati e le relative nascite. Questo, che rappresenta una sorta di albero genealogico, vi permetterà sempre di rintracciare gli ascendenti per effettuare i migliori accoppiamenti per una aderente selezione e per la creazione del proprio ceppo. Ne esistono in commercio tantissimi in formato cartaceo ma anche con programmi da gestire tramite computer. Altri espedienti verranno trovati dai singoli allevatori in funzione delle proprie esperienze e delle condizioni ambientali, climatiche e fisiche ove è posto l’allevamento.

Come dicevamo in apertura di questo articolo dedicati all’ambiente ed alle attrezzature del nostro allevamento, nulla può sostituire la natura per conferire quel benessere agli animali che vi abitano, ma il nostro piccolo ambiente artificiale può, con gli ausili della tecnologia moderna unita all’esperienza ed all’osservazione attenta dell’allevatore, costituire un ambiente tutto sommato confortevole per i nostri amici ospiti. Buon allevamento e grazie per la vostra attenzione.

BIBLIOGRAFIA:

G. Matranga, I colori degli Inseparabili – Ediszioni Ispe Archimede Palermo

Woods, Guida pratica della ventilazione – Edizioni PEG Milano

U. Zingoni, Canaricultura – Edizioni FOI Piacenza              

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